Taddei, giovedì sciopero davanti ai cancelli della Number 1

Dopo l'incidente alla Number 1 e lo sciopero sfociato con il ferimento di un dipendente, Adl Cobas denuncia intimidazioni nei confronti degli scioperanti, con demansionamenti e trasferimenti senza preavviso. Adl Cobas: "Far west da giustizia privata"

Un attacco ai diritti e alla dignità quello in atto alla Number 1 ai danni dei lavoratori della cooperativa Taddei Training. A denunciarlo i rappresentanti dell'Adl Cobas che stamane hanno indetto una conferenza stampa per contestare le modalità attuate dall'azienda nei confronti dei lavoratori che il 6 giugno scorso hanno manifestato in sostegno del lavoratore licenziato a seguito di un incidente sul lavoro. Un episodio che l'azienda ha definito di carattere doloso imputandone la responsabilità al dipendente coinvolto. "La Taddei  - accusano i rappresentanti sindacali - ha mosso una guerra ai lavoratori punendo chi ha scioperato con provvedimenti disciplinari e trasferimenti illegittimi licenziando con accuse infondate l'Rsa di Adl Cobas". Secondo quanto sostenuto dai rappresentanti Adl Cobas, 25 persone aderenti allo sciopero del 6 giugno sarebbero state demansionate e 8 sarebbero state trasferite a 20km di distanza senza preavviso. L'azienda avrebbe definito false le testimonianze fornite da tre lavoratori, tra cui un dipendente che, secondo quanto sottolineato dai rappresentanti Adl Cobas, non avrebbe testimoniato perchè assente. 

"E' un chiaro segnale di come l'azienda intende intimorire i dipendenti. Abbiamo chiesto spiegazioni e le uniche motivazioni fornite riguardano esigenze tecnico produttive che però non sono state comprovate - sottolinea Stefano Re, Adl Cobas -. Non contestiamo la necessità dell'azienda di fare chiarezza, ma i modi utilizzati, attraverso le intimidazioni". L'Adl Cobas contesta la posizione dell'azienda riguardo al carattere doloso dell'incidente, definendone l'operato come un "tentativo di boicottaggio e un attacco al diritto di sciopero e di libertà di organizzazione sindacale". E riguardo al video prodotto dall'azienda per dimostrare l'intenzionalità dell'incidente, secondo l'Adl Cobas non si tratterebbe di una prova di colpa certa da parte del lavoratore, sia per le condizioni di lavoro con due veicoli in movimento, che per la presenza di numerosi dipendenti in transito, tali da giustificare un errore umano secondo il sindacato.

Nel mirino dei rappresentanti sindacali anche le guardie private che secondo quanto riferito dai lavoratori avrebbero presidiato da giorni l'azienda per inibire lo sciopero e avrebbero avuto un ruolo attivo negli scontri che il 6 giugno hanno portato al ferimento di un lavoratore.

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"Abbiamo chiesto alla Number 1 e alla Taddei chi sia stato ad assumere guardie private, l'unica risposta che abbiamo avuto è che probabilmente è stata la polizia a mandarli. Un'azienda privata non può usare vigilanza privata per regolamentare gli scioperi. Per questo sarà presentata un'interrogazione parlamentare a firma Giovanni Paglia per chiedere conto di quanto sta succedendo davanti al magazzino. E' un vero e proprio far west da giustizia privata", sottolineano i rappresentanti Adl Cobas. Per esprimere dissenso riguardo le politiche adottate dall'azienda e chiedere maggiori tutele, per il 26 giugno prossimo è previsto uno sciopero davanti ai cancelli del magazzino Number 1 di via Forlanini a partire dalle 7,30. A chiedere chiarezza anche due consiglieri regionali, Gabriella Meo, Sel, e Roberto Sconciaforni, Rifondazione Comunista. L'Adl cobas ha chiesto un incontro con il sindaco Pizzarotti che ha mostrato interesse a conoscere i dettagli della vicenda e sarà inoltrata una richiesta di incontro anche al Prefetto. "Non neghiamo che ci siano state colpe e siano stati commessi errori che hanno portato all'incidente, ma chiediamo che l'azienda riconduca il procedimento nei modi e nelle sedi opportune, facendo un passo indietro riguardo i trasferimenti di personale e i demansionamenti. Chiediamo celerità e rispetto delle regole e dei ruoli".

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