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Casa occupata in via Buffolara: diritti negati ad entrambe le parti

I nipoti dell'anziana proprietaria reclamano i propri diritti, ma nella casa ci sono famiglie con bimbi piccoli. Una lettera è stata mandata anche dalla Rete Diritti in Casa: nessuna risposta dalle istituzioni

Era il 4 dicembre 2010 quando due famiglie con bambini piccoli hanno occupato una casa in via Buffolara con l’aiuto della Rete Diritti in Casa. Alle spalle lo stesso iter di chi arriva ad un gesto di questo tipo: perdita del lavoro con conseguente sfratto. Da una parte padroni di casa senza scrupoli, dall’altra l’indifferenza delle istituzioni.

“Ci siamo sentiti dire che le case popolari non ci sono, quindi è come se non avessimo fatto domanda. La nostra colpa? Avere ‘solo’ una bambina. Tra l’altro gli assistenti sociali ci hanno detto che se continuavamo a lamentarci, ci avrebbero portata via nostra figlia, dato che non siamo in grado di provvederle. Noi invece spendiamo tutto per lei, non le manca nulla, se non un tetto sopra la testa. Lo sappiamo, non siamo né i primi, né gli ultimi bisognosi, ma non potevamo continuare a dormire in macchina, l’inverno è duro da passare, se fossimo stati solo noi due, non avremmo nemmeno occupato”.

L’abitazione in questione è di proprietà di un’anziana di 88 anni, ricoverata da anni presso un centro per persone disabili. Sei anni fa un uomo detenuto attualmente in via Burla, ha occupato a sua volta la casa. Una lettera aperta è stata inviata dai nipoti della proprietaria alle maggiori cariche istituzionali di Parma per richiedere la risoluzione di un problema che ormai va avanti da troppo tempo.

“Dopo aver seguito diligentemente i percorsi istituzionali legalmente predisposti, dopo aver messo a conoscenza della nostra situazione forze dell’ordine, istituzioni, stampa ed opinione pubblica, che risultato abbiamo ottenuto? Il panorama che ci si pone davanti agli occhi è desolante: le istituzioni poste a tutela del cittadino, NON POSSONO LIMITARSI A CHIEDERCI di intraprendere un’ulteriore causa dalla durata imprecisata, quando la parte lesa è una persona malata e anziana, che chiede di essere rispettata nel riconoscimento dei propri diritti, possibilmente prima di intraprendere l’ultimo viaggio.
Per capire il nostro stato d’animo, vorremmo cercaste di immaginare di essere in una situazione ove la vostra casa costruita con sacrifici, tutt’ora arredata, contenente documentazioni private e testimonianze dei trascorsi di una vita, all’improvviso venisse profanata e occupata da estranei con la forza, abbattendo la porta”.

La risposta a questa lettera arriva tramite un’altra lettera inviata in Prefettura dalla Rete Diritti in Casa a proposito dalla situazione in via Buffolara, ma non è pervenuta ancora nessun riscontro:

“Nessuno degli occupanti si trova nelle condizioni di accedere agli alloggi di Ediliza Residenziale Sociale come da voi suggerito, in quanto non possiede i requisiti minimi di reddito. Casadesso non è una soluzione di emergenza e infatti vi possono accedere comunque solo persone che possiedono un reddito minimo tale da garantire al comune che l’affitto venga pagato.

A quanto sappiamo inoltre l’affitto è prelevato direttamente dalla busta paga del lavoratore e potrebbero esserci persone, in passato ne abbiamo incontrate parecchie, che non se la sentono di sobbarcarsi questo tipo di responsabilità. Se infatti il reddito è basso e si deve mantenere una famiglia può accadere, e oggi accade spesso, che alcuni mesi si debba scegliere se far mangiare se’e i propri figli oppure pagare l’affitto. Con la prassi del prelievo diretto non c’è possibilità di scelta e per un padre si famiglia si può andare incontro al rischio di non avere da mangiare per i propri figli, per questo motivo molti rinunciano in partenza.
 
Vogliamo inoltre far presente che i canoni d’affitto si aggirano intorno alle seguenti cifre: monolocale 260€ + 80€ utenze + tassa rifiuti = più di 340 € al mese

bilocale normale 330€ + 90€ utenze + tassa rifiuti = più di 420 € al mese
trilocale 380€ + 100€ utenze + tassa rifiuti = più di 480 € al mese

Questi prezzi sono leggermente più bassi dei prezzi di mercato ma incidono comunque notevolmente sul salario medio di un lavoratore, in particolare di coloro che si trovano in difficoltà e per questo motivo chiedono di accedere ad un servizio di edilizia “pubblica”.

Da una parte due famiglie con bambini piccoli in difficoltà, dall’altra i legittimi proprietari di una casa occupata: la situazione deve essere risolta nell’interesse di tutti, arrivando a creare una politica sociale che impedisca il ripetersi di questi problemi.

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