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"Negro di m... poi siamo stati aggrediti da 5 giovani a colpi di arti marziali"

Il racconto di Said, 50enne titolare di in kebab, molto noto in Oltretorrente

Il giorno dopo è una processione nel locale di Said. Gente che entra ed esce, un bagno di folla e un grande senso di gratitudine nei confronti di un uomo che ha subito un torto, picchiato senza motivo assieme al suo collega di lavoro dopo aver chiuso il Carpe Diem, uno dei kebabbari storici dell'Oltretorrente, uno dei più famosi della città. Da anni Said rappresenta un punto fondamentale nella vita universitaria di ogni studente. Le pause pranzo veloci sono tutte all'insegna della sua cucina, della sua cortesia e del suo fare affabile che lo ha reso uno di noi. "Cosa devo farti da mangiare, nani?", si sente a un certo punto nel locale piccolino, angusto ma pieno di passione e di rispetto verso tutti i clienti. Said ormai è un parmigiano a tutti gli effetti, e non lo testimonia solo il dialetto con cui si rivolge ai clienti più affezionati che lo hanno raggiunto per mostrargli grande vicinanza dopo l'aggressione, ma lo stesso fatto che lui si senta un cittadino di Parma. "Questa è casa mia, ragazzi. Ma vorrei che entraste nel mio locale per mangiare qualcosa di buono, non per salutarmi e ripetermi come sto (ride ndr). Sono solo quattro imbecilli, si dovrebbero vergognare - dice l'algerino che poi racconta cosa è successo quella sera del 24 novembre, un venerdì.

"Ho denunciato tardi, la Parma che conosco io non ha nulla a che vedere con questa aggressione razzista. Avevamo appena finito di lavorare, stavamo per andare a casa. Io ho la macchina perché abito fuori Parma e stavo andando a prenderla, il mio collaboratore (l'ivoriano aggredito ndr) invece no perché abita in zona, vicino al negozio e quindi era in bici. Vicino alla pista ciclabile di piazzale Santa Croce il ragazzo è stato fermato da cinque giovani che hanno iniziato a picchiarlo e ad insultarlo: "Negro di m...", frasi del genere. Lui ha chiesto perché lo stavano picchiando visto che non si conoscevano nemmeno ma loro hanno continuato e a quel punto lui mi ha chiamato chiedendomi di raggiungerlo. Io ho fermato la macchina vicino al parco Ducale e sono sceso: quando mi hanno visto hanno iniziato a scappare per poi ritornare. A un certo punto erano in otto: siamo riusciti a fermarne uno in bicicletta ma lui mi ha sferrato un colpo di arti marziali e sono caduto per terra. Ho 50 anni e non ho mai visto una cosa del genere. Io mi sento italiano a tutti gli effetti, sono anni che vivo qui. Io lavoro, non ho paura. Quando sei nel torto perché devi avere paura? Loro piuttosto si devono vergognare perché passano il tempo in giro picchiando della gente. Io non devo né vergognarmi né avere paura". 

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