Omicidio Gobbi: arrestato il presunto complice, un 50enne di Viadana

Con l'arresto di Roberto Infante, 50enne di Viadana con precedenti, si chiudono le indagini sull'omicidio Gobbi, il 43enne trovato cadavere nel bagagliaio della sua Range Rover il 5 dicembre scorso ucciso dal cognato

Doveva un favore all'omicida e, secondo le accuse, si sarebbe prestato ad aiutarlo a disfarsi del cadavere dopo aver assistito alla sua uccisione. Con l'arresto del presunto complice Roberto Infante, 50enne di Viadana, si concludono le indagini sull'omicidio di Giorgio Gobbi. La svolta nelle indagini sull'uccisione del 43enne trovato morto nel bagagliaio della sua auto il 5 dicembre scorso, arriva a seguito delle contraddizioni nelle dichiarazioni del primo arrestato, Luciano Bonazzoli, cognato della vittima.

Fondamentale anche l'analisi dei tabulati telefonici che attestano l'eccessivo numero di chiamate tra l'omicida e Roberto Infante nelle ore antecedenti e successive l'uccisione di Gobbi. Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri di Parma che in collaborazione con i colleghi di Mantova hanno disposto il fermo di Infante, il complice avrebbe assistito all'omicidio e avrebbe poi aiutato Bonazzoli a disfarsi del cadavere. Un omicidio efferato e aggravato dalla premeditazione quello compiuto da Bonazzoli il 4 dicembre scorso, che avrebbe prima disattivato le telecamere di sicurezza all'interno della sua ditta di antinfortunistica "Luma" di Viadana, per poi inscenare una vincita al gratta e vinci e offrire il pranzo ai suoi soci per avere campo libero nel magazzino e uccidere Gobbi.

Di ieri il ritrovamento dell'arma con cui il cognato di Gobbi lo ha ucciso, un fucile da caccia calibro 12 che Bonazzoli, non possedendo armi proprie, era riuscito a procurarsi con modalità ancora da accertare. Sono stati sufficienti due colpi, uno all'addome e l'altro al volto, esplosi poco dopo le 13,00 per uccidere la vittima. Pochi minuti per disfarsi del corpo, secondo l'accusa proprio grazie all'aiuto del complice, Roberto Infante, imprenditore di una ditta individuale e vecchia conoscenza di Bonazzoli con precedenti penali per furto e reati contro il patrimonio, che si è prestato all'occultamento del cadavere perchè aveva un debito con l'omicida. Come mostrato dalle immagini,(VIDEO) poco dopo l'omicidio l'auto della vittima è stata condotta all'interno del magazzino di Viadana per occultare il cadavere nel bagagliaio.

Ruolo decisivo in questo da parte del complice, che avrebbe aiutato Bonazzoli guidando sino a Parma l'auto della vittima con il corpo nel bagagliaio. Non è ancora noto se i due si fossero accordati prima sul luogo in cui abbandonare l'auto o se si sia trattato di una scelta dettata dal momento. All'arrivo al parcheggio del Centro Torri Infante avrebbe lasciato l'auto con a bordo il cadavere e si sarebbe spostato a piedi in direzione del casello. Nel mentre il presunto omicida è rimasto a Viadana per ripulire il magazzino dalle tracce del delitto per poi recarsi, poche ore dopo, a Parma per andare a prendere il suo complice, riportarlo a casa e riprendere ognuno le proprie occupazioni.

Secondo quanto emerso sinora, dietro l'omicidio ci sarebbe un regolamento di conti per beni di valore di proprietà dell'omicida che il 43enne non gli avrebbe restituito perchè persi al videopoker. L'arma del delitto, fatta a pezzi, è stata rinvenuta ieri in un canale di collegamento del Mincio dopo lunghe ricerche nelle campagne di Soave di Porto Mantovano. Con l'arresto di Roberto Infante per omicidio premeditato in concorso, porto abusivo di armi da sparo e occultamento di cadavere, si chiude il cerchio sull'omicidio Gobbi. Luciano Bonazzoli e Roberto Infante, si trovano rinchiusi nel carcere di Mantova.

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