Omicidio a Sorbolo, a casa di Muto la pistola con il colpo in canna

Poteva essere un strage: Muto aveva a dispozione 14 colpi. Era una persona potenzialmente pericolosa ma nessuna avrebbe pensato ad un gesto simile. I carabinieri lo hanno arrestato in casa della madre

Era una persona potenzialmente pericolosa ma nessuna avrebbe pensato ad un gesto simile. Antonio Muto, il 40enne calabrese in carcere per l'omicidio di Antonio La Penna e il tentato omicidio della donna cinese, ora fuori pericolo all'Ospedale Maggiore dopo che le hanno estratto l'ogiva che le si era conficcata del braccio, resta in carcere. Il giorno dell'omicidio i carabinieri hanno arrestato Muto in casa della madre. Al loro arrivo, hanno raccontato i militari, la madre era affacciata alla finestra e ha negato la presenza del figlio in casa. Dopo poco perà lo stesso Muto si è affacciato: i carabinieri sono saliti in casa con il giubbotto antiproiettili visto che il 40enne era armato. Gli hanno chiesto cosa fosse successo e lui ha ammesso tutto. Muto aveva a disposizione ancora 14 colpi: avrebbe potuto fare una strage.

I carabinieri hanno trovato la pistola, di origine 'clandestina' con la matrice abrasa, sul comodino della camera dal letto mentre i prioiettili sono stati trovati sopra l'armadio. Muto ha dichiarato di aver trovato l'arma sotto un'auto in stazione a Sorbolo. Ma la sua versione è poco credibile anche perchè sono stati poi rinvenuti i proiettili calibro 7.65. I militari escludono qualsiasi legale con la criminalità organizzata, anche se ci sono particolare da approfondire. Come il cognome 'Muto', molto diffuso nella zona di Sorbolo ma anche a Brescello, luoghi dove la criminalità organizzata ha ormai messo piede. La stessa pistola verosimilmente potrebbe essere arrivata da conoscenti legati alla criminalità organizzata. Molti anni fa, precisano i militati, l'auto della vittima Antonio La Penna venne ritrovata bruciata: per questo episodio però i militari escludono qualsiasi legame con l'evento di questi giorni.

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Antonio Muto è seguito da uno psichiatra di Parma da alcuni anni ma non è in cura in una struttura pubblica. I carabinieri hanno dichiarato che lo stesso omicida ha detto di avere manie di persecuzione. L'omicida reo confesso ha dichiarato che era oggetto di schernimento da parte degli altri frequentatori del bar Noris, dove è avvenuto l'omicidio. Anche la barista l'avrebbe offeso in un occasione. E per li non era una situazione accettabile. Ora la pistola, i caraicatori e proiettili passano ai Ris per le analisi balistiche che stabiliranno se l'arma aveva sparato altri colpi prima dell'omicidio.



 

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