Omicidio Zied al Parco Falcone: due arresti in Olanda e Belgio

RRezgui Zied venne ucciso il 13 marzo scorso da due persone ora finite in manette nell'operazione che ha coinvolto anche l'Interpool. Le ragioni un regolamento di conti, la vittima aveva cercato di diventare il nuovo capo dello spaccio nel parco

Stava cercando di diventare il nuovo capo del mercato dello spaccio del Parco Falcone Borsellino Zied Rezgui, il tunisino 22enne accoltellato a morte il 13 marzo scorso. Aveva "pestato i piedi" a chi quel parco lo controllava ormai da anni ma che, a causa di un affidamento in prova ai servizi sociali a Pescara, non riusciva più a esercitare un controllo diretto. Questa la ragione per la quale A.K., 33enne tunisino a capo del mercato della droga del Parco Falcone Borsellino, da Pescara aveva deciso di spostarsi violando il divieto di lasciare la provincia abruzzese apposta per venire a Parma e uccidere Zied Rezgui. Non aveva agito da solo ma con l'aiuto di suo nipote, K.H., tunisino di 21enne sbarcato a Lampedusa nel settembre 2012 e arrivato poco dopo a Parma presumibilmente per far parte della rete di contatti controllata da suo zio. Un omicidio efferato, compiuto accoltellando il giovane tunisino trovato poi agonizzante attorno alle 18,30 e arrivato ormai morto al Pronto Soccorso. Fondamentale la conoscenza dei personaggi che popolano il parco da parte della Mobile che già la notte stessa dell'omicidio si era messa sulle tracce di A.K. ritenendolo il principale responsabile dell'omicidio.

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Dalle indagini era emersa sin da subito anche la presenza di un complice, individuato poi come K.H., il nipote arrivato pochi mesi prima dalla Tunisia. Un'indagine complessa che ha richiesto la collaborazione della Polizia anche di altri stati e l'Interpool, favorendo controlli incrociati per riuscire a mettersi sulle tracce dei due. Erano stati rintracciati in una cittadina nel sud della Francia, nella quale però si fermarono solo per pochi giorni. Nel mentre per i due veniva emessa un'ordinanza di applicazione di custodia cautelare in carcere e l'estensione delle ricerche con mandato di arresto europeo. I due avevano deciso poi di dividersi, A.K. si era rifugiato in Belgio mentre dell'altro si erano perse momentaneamente le tracce. Anversa il luogo scelto per nascondersi, mentre per suo nipote la sceltaera ricaduta su Lisse, cittadina olandese. Grazie alla collaborazione con la divisione Interpool del servizio per la cooperazione internazionale di Polizia, il 5 aprile scorso A.K. è stato arrestato dalla polizia belga, come mostrano le immagini video. Consegnato poi alla Polizia di Frontiera di Roma è stato rinchiuso nel carcere di Rebibbia. E' stata invece la Polizia Olandese ad arrestare, il 19 aprile scorso, K.H., che intanto si era sposato in Olanda. Ora l'uomo si trova detenuto in Olanda in attesa dell'estradizione.

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