Ausl, Miati: "Non si può pensare a strutture complesse se mancano i tecnici"

Lettera aperta di Maurizio Miati, segretario FP CGIL Sanità Parma: "Ci aspettiamo, nel momento in cui l’Azienda andrà a trattare del nuovo piano occupazione, che sia più attenta, ad esempio, alle figure professionali impegnate nelle varie corsie"

La lettera aperta di Maurizio Miati, segretario FP CGIL Sanità Parma.

“Nel contorto percorso parlamentare, la Legge di Stabilità avanza confermando i tagli alla Sanità. Tagli che, temiamo, come sempre negli ultimi anni, colpiranno indistintamente, senza incidere purtroppo sulle sacche di privilegio che continuano ad esistere. Oramai nessuno può negare che questo Paese, nell'ultimo ventennio, abbia visto il sorgere di disparità ed ingiustizie senza pari, privilegiando, da parte dei vari governi, sempre alcune caste e i soliti potenti.

Oltre a rimarcare la forte preoccupazione, stanti queste scelte, per il mantenimento dei livelli dell'erogazione dei servizi pubblici all'utenza, ci chiediamo se la Regione intenderà mantenere il blocco del turn over del personale al 25% (frutto della spending review) in quanto, se così fosse, si aggraverebbero pesantemente quelle difficoltà legate a situazioni oggettive di alcuni servizi dove, ad esempio, gli operatori degli sportelli unici sono costretti a corse tra i diversi punti territoriali per coprirsi gli uni con gli altri, per non dire delle sofferenze in alcuni reparti nei quali la complessità e i carichi di lavoro non trovano più adeguato riscontro in dotazioni organiche così contingentate.

Se la Regione si assumerà la propria responsabilità, decidendo di mantenere tale indice di sostituzione trasversalmente ed indifferentemente su tutto il territorio, come si dovrebbe assumere la responsabilità della salvaguardia di fatto di alcune situazioni intoccabili (medici di medicina generale), diciamo chiaramente che anche l'Azienda Usl, con la quale riconosciamo di avere siglato importanti accordi, non potrà più permettersi di continuare sulla rotta di determinate scelte che, da parte nostra, non sono condivisibili.

Ci riferiamo a percorsi di riorganizzazione che, se per alcuni ambiti hanno visto una sostanziale condivisione, per altri hanno suscitato a dir poco stupore, non essendo più accettabile che per un dipartimento aziendale si pensi alla nuova istituzione di più strutture complesse dirigenziali quando, nel medesimo dipartimento, si è proposta una riduzione delle reperibilità delle figure tecniche preposte ad agire in materia di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro o non si hanno le risorse per istituirne altre per similari figure tecniche che operano nell'area veterinaria. Dipartimento nel quale, per altro, non si è ancora stati in grado di arrivare all’attivazione di un modello gestionale autonomo ed in grado di rispondere alle necessità. Ci riferiamo anche alla volontà di investire sui giovani con strategie formative di valorizzazione delle risorse, strategie auspicabili peraltro per tutte le professioni sanitarie e mediche.

Ci riferiamo, infine, al sistema premiante dirigenziale in essere che, al netto dei dispositivi contrattuali a noi ben noti, se va a creare differenze tra le varie dirigenze, a maggior ragione crea delle voragini con il restante personale, il quale spesso opera quotidianamente in maniera non secondaria per il raggiungimento degli obiettivi aziendali, ma che viene gratificato, se viene gratificato, con le briciole. Riteniamo che in questa fase sia necessario dirottare parte delle risorse dei fondi dirigenziali al Comparto, valorizzando così il lavoro di diversi professionisti o, addirittura, permettendo il sorgere di progetti mirati che ad oggi risultano insufficienti.

Si impone da parte nostra, che pure abbiamo operato con responsabilità mirando a creare percorsi di trasparenza, la richiesta di una netta inversione di rotta da parte dell’Azienda rispetto a quanto evidenziato. Tutti, dirigenze in primis, debbono acquisire la consapevolezza che non si può più consentire il reiterato mantenimento di tali scelte, e se qualcuno pensa che ancora oggi le cosiddette baronie siano inattaccabili, deve sapere con estrema chiarezza, che verrà fatto di tutto, da parte nostra, per procedere a smantellare quelle eventualmente in essere. Nel percorso di riorganizzazione complessiva aziendale, sia a livello ospedaliero che a livello territoriale, che pure vede punti di eccellenza come, ad esempio, la Casa della Salute di S. Secondo P.se, ci aspettiamo e chiediamo un cambiamento di strategie di valorizzazione e non il permanere di situazioni, nelle varie ridondanze dipartimentali-distrettuali, non più tollerabili.

Ci aspettiamo, nel momento in cui l’Azienda andrà a trattare del nuovo piano occupazione, che sia più attenta, ad esempio, alle figure professionali impegnate nelle varie corsie, o a quelle che devono far fronte nei servizi ad un’utenza in incremento, o a quelle che si trovano ad operare in contesti di particolare disagio quali il carcere o l’unità di strada, o a quelle che debbono operare con sempre maggiore difficoltà nella domiciliarità, facendo fronte ad un’utenza più numerosa e più disagiata con rapporti numerici inadeguati. Così come dovrebbero essere destinati più elementi di valorizzazione e premialità. Non si possono più tollerare sacrifici, in ampio senso intesi, imposti maggiormente sempre ai soliti all'interno di una società iniqua così determinata da tecnocrati e da politici che hanno perso l’obiettivo del bene comune; anche per questo chiediamo un cambiamento netto sulle prossime scelte da fare”.

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