Ospedale Maggiore: nessun paziente Covid in terapia intensiva

Una donna di 67 anni e un uomo di 61, ancora sotto le cure dei medici della 1°Anestesia e rianimazione, sono stati trasferiti ieri pomeriggio

Dopo 4 mesi le terapie intensive dell’Ospedale Maggiore di Parma non hanno più paziente Covid ricoverati. Gli ultimi due pazienti che ancora necessitavano di trattamenti intensivi, una donna di 67 anni e un uomo di 61 anni, sono stati infatti trasferiti ieri pomeriggio e stanno proseguendo il percorso di cura nella sezione sub-intensiva respiratoria della Pneumologia.

La donna era entrata in terapia intensiva il 16 marzo, mentre l’uomo era ricoverato dal 30 di marzo. Entrambi positivi al Covid e con gravissime complicanze si erano successivamente negativizzati, ma restavano ancorano molto critici e sotto ventilazione assistita.

“Sono stati decorsi molto lunghi per la grave patologia polmonare d'ingresso associata a varie complicanze legate all’infezione da Sars Cov 2 – spiega Laura Malchiodi medico della 1° Anestesia e Rianimazione. Ora sono entrambi svegli e in respiro spontaneo. Certo, sono pazienti ancora delicati che necessitano di monitoraggio e assistenza, ma possono iniziare una riabilitazione respiratoria”.

"Il primo paziente covid  nei nostri reparti - spiegaSandra Rossi direttore della 1° Anestesia e rianimazione dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma - era entrato domenica 23 febbraio e da quel giorno non ci siamo più fermati. Per noi oggi è una giornata bella e particolare. E credo che lo sia anche per i pazienti e per le loro famiglie. Non bisogna tuttavia abbassare la guardia. L’assetto delle nostre terapie intensive prevede infatti la possibilità di tornare ad accogliere pazienti covid e pazienti sospetti, con sintomi gravi. I criteri di flessibilità e di modularità che hanno caratterizzato la nostra organizzazione durante l’emergenza continueranno ad essere applicati."

Attualmente al Maggiore sono 9 i pazienti covid positivi ricoverati. Sono tutti seguiti dall’equipe multidisciplinare del padiglione Barbieri e hanno un età che varia  tra i 40 e i 95 anni. “I pazienti più giovani – spiega Tiziana Meschi, direttore Medicina interna e Lungodegenza critica -   sono in discrete condizioni, mentre i più anziani si presentano problematici a causa di altre patologie non strettamente legate all’infezione”.

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