Regio, lavori in corso per 'Pagliacci'. Giacchero: "Gioco di squadra dal pensiero alla scena"

Dietro le quinte del Regio per scoprire le fasi di allestimento e realizzazione di Pagliacci e Gianni Schicchi. Un viaggio tra i laboratori sartoria, le scenografie, Giacchero, direttore allestimenti: "Grande impegno e onore realizzare tutto da soli"

Si apre il sipario e arriva un treno anni Cinquanta modello Cento porte da cui scende la compagnia dei pagliacci appena arrivata al paese. Questa la prima scena per il pubblico del Teatro Regio per il debutto di 'Pagliacci' previsto per il 12 gennaio prossimo. Un lavoro certosino e incessante per l'allestimento, la realizzazione della scenografia, i vestiti su misura per gli attori, con una cura del dettaglio per dare vita a uno spettacolo unico. Il fascino di potersi inoltrare dietro le quinte quando ancora i lavori non sono stati completati permette di scoprire i meccanismi che stanno dietro all'opera finita, capire come nasce il progetto di un finto treno che però si muove davvero, curato sino ai dettagli delle maniglie, o scoprire i meccanismi per il cambio di scena per passare da una stazione ferroviaria all'interno di un cinema con una sorta di capovolgimento tra spettatori e scena. Tempi stretti, rapidità e silenzio per spostare in un minuto e mezzo colonne di alluminio, una vetrata, il gigantesco pannello del cielo e i vagoni di un treno, per portare lo spettatore all'interno di un cinema, con tanto di seggiole rosse in velluto, per dare vita a uno spettacolo di circo itinerante dove avviene la commedia prima di passare al camerino del teatro. Un vecchio divano in velluto verde, un inginocchiatoio per pregare con un crocifisso, la tappezzeria anni Cinquanta con abat-jour e parquet anticato, ogni dettaglio è importante per creare una scena il più realistica possibile, come racconta Paolo Giacchero, il direttore degli allestimenti. 

Tutti i meccanismi dietro le quinte seguono ancora i sistemi di una volta, con pesi e funi, senza utilizzare il sottopalco.  Al culmine della rampa di scale il laboratorio sartoria tra la scelta dei tessuti, i bozzetti con i vestiti di scena per ogni personaggio, la creazione del modello sulla base del disegno e i numerosi aggiustamenti in base alle misure degli attori. Un lavoro che impegna oltre 20 persone quello della realizzazione dei vestiti di scena, dei cappelli, delle scarpe, con numerosi imprevisti che la responsabile di sartoria Paola Tosi ormai sa bene come gestire. Mostra le prove vestiti, la scelta dei tessuti, gli abiti che subiranno poi processi di "invecchiamento"  sporcati e lavorati con sostanze che li renderanno usurati per essere più credibili. "C'è un processo di invecchiamento che in qualche modo cancella parte del lavoro fatto – racconta Giacchero -, in modo che la scena assuma un ruolo importante ma che non rubi via l'attenzione del pubblico". Oltre ai 20 sarti sono impegnati anche 20 macchinisti, 6 elettricisti, 5 scenografi, 4 attrezzisti e 1 fonico alla realizzazione complessiva dei lavori, iniziati a novembre dopo lo smantellamento dei Masdanieri. Una cura dei dettagli maniacale che è ancora in opera, per cercare di andare contro il tempo in vista del 3 gennaio, quando tutto o buona parte dell'allestimento dovrà essere pronto per la prova antepiano in vista della prima del 12.

Dal palcoscenico alla sartoria per passare al laboratorio delle scenografie, che un tempo era nel sottotetto del Regio ma che ormai da una decina d'anni è nel capannone della zona di via Traversetolo per vedere da vicino i progetti e la realizzazione di tutte le parti della scena, dalle colonne della vetrata della stazione, ai vagoni del treno, sino al parquet degli interni. Un'occasione per vedere all'opera anche il pittore Rinaldo Rinaldi, che da anni collabora per il Regio realizzando tutte le scenografie, ora alle prese con lo sfondo del cielo della stazione. Un lavoro impegnativo, come spiega Giacchero, perchè nel dipingere in piedi a un metro e mezzo occorre immaginare il risultato in prospettiva per una visione a 15 metri di distanza, fondamentale per questo anche la scelta delle luci per rendere nel modo giusto i riflessi e i colori immaginati per la scena. "Realizzare interamente ogni parte dello spettacolo è un onore ma anche un grande impegno, una risorsa irrinunciabile per il Regio, in un periodo difficile in cui molti teatri sono costretti a rinunciare al laboratorio affidandosi a esterni. Noi qui ora stiamo mantenendo un patrimonio fatto di risorse umane che si sono formate proprio grazie ad anni di lavoro in laboratorio. Molti teatri in Italia hanno perso questa capacità realizzativa. Queste sono professioni che rimangono in vita sulla base del lavoro e dell'esperienza maturata in anni. Molti laboratori ormai stanno chiudendo, sono professioni che andrebbero tutelate e protette perchè è grazie a queste risorse che opere del genere vengono realizzate ad alti livelli e invidiate a livello mondiale".  

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Non è facile raccontare questo mondo nel mondo, mostrarlo dall'interno permette di capire solo una parte dell'impegno necessario per realizzare tutto in tempi stretti ricercando la perfezione: "E' un gioco di squadra incredibile, si segue il processo del pensiero sino alla scena, realizzare tutto da soli e averne il controllo generale è molto impegnativo, ma è come stare dentro a una vecchia officina del Cinquecento, imparando anche dagli errori, con cambi imprevisti, esigenze sempre diverse e mai lo stesso lavoro, non esiste la ripetitività, c'è sempre un luogo nuovo da costruire". 

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