Il Ministero declassa la Palatina, Pizzarotti: “Roma continua ad accanirsi sui Comuni"

A novembre il sindaco scrisse al ministro Franceschini: “Palatina punto di riferimento culturale e storico, si convochi un tavolo per non declassarla”

“Non sono per nulla chiari i criteri decisionali che porteranno all’individuazione in ambito regionale delle sedi dirigenziali di prima e di seconda fascia delle Biblioteche, delle  soprintendenze Belle Arti e Paesaggio, con il relativo rischio di un progressivo decentramento e sradicamento  di gran parte del patrimonio artistico e culturale di Parma dalla propria realtà”. Così il sindaco Pizzarotti a novembre scrisse al ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, aggiungendo che non ci si poteva permettere in alcun modo un errore grave come quello di declassare la Biblioteca Palatina e la Galleria Nazionale, centralizzando poteri e interessi a Bologna o a Roma. “Per questo motivo – scriveva il sindaco nella lettera -  chiediamo al Ministero un tavolo di confronto in grado di fare chiarezza sulla Riforma e, soprattutto, con la possibilità di contribuire attraverso nuove e più proficue proposte, al fine di fare del nostro patrimonio storico, artistico e culturale un punto di riferimento e di aggregazione, e non un centro di semplificazione che non tiene conto della storia e della vicinanza col territorio”.

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Perplessità sul silenzio dei parlamentari parmigiani: per Roma con la cultura non si mangia. Oggi, invece, la notizia del decreto, incontrovertibile e inappellabile. “Il punto – fa sapere Pizzarotti - è che da Roma smantellano pezzo dopo pezzo le ricchezze dei Comuni. Questo governo sta applicando una riorganizzazione insensata, sia amministrativa che economica, che non tiene conto del territorio e delle sue ricchezze. Mi rende perplesso il silenzio dei parlamentari parmigiani, che non possono permettere tutto questo senza battere ciglio su decisioni così inspiegabili. Come avrebbero potuto impegnarsi per far sì che il Festival Verdi venisse finanziato a livello ministeriale. Siamo patria del compositore italiano più conosciuto nel mondo ma non disponiamo di un finanziamento annuale per il suo Festival. L’Italia – conclude Pizzarotti – dimostra ancora una volta che con la cultura non si mangia. Alla faccia della nostra città, che di cultura e di storia vive e prospera”.     
 

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