Pali Italia, incontro all'Upi, i lavoratori: "Cda latitante, più rispetto per noi"

All'indomani dell'indizione dello sciopero a oltranza, i lavoratori della sede di Pizzolese attendono davanti all'Upi l'esito dell'incontro tra l'azienda e la Provincia per la proroga della cassa integrazione e ridimensionamento dei 67 esuberi prospettati

Una nuova giornata di proteste per i lavoratori della Pali Italia di Pizzolese. All'indomani dell'indizione dello sciopero a oltranza per i prospettati tagli di personale, un gruppo di lavoratori ha organizzato un presidio di protesta davanti alla sede dell'Upi, in attesa dell'esito dell'incontro tra i vertici dell'azienda e la Provincia. "E' in atto un vero e proprio ricatto ai danni dei lavoratori - tuona Meseddi Fauzi, Fiom Rsu Pali Italia -. L'azienda ha fatto capire chiaramente che non intende prorogare la cassa integrazione e non offre incentivi per la mobilità, che in questo modo non sarebbe volontaria ma forzata per i lavoratori".

"Non è colpa del mercato, è solo colpa vostra", "Siamo lavoratori non mendicanti", recitano alcuni degli striscioni affissi davanti alla sede dell'Upi per richiamare l'attenzione dei vertici dell'azienda e chiedere una proroga della cassa integrazione e un ridimensionamento del numero degli esuberi, che al momento riguarderebbe 67 persone. "Con queste condizioni vengono meno i diritti dei lavoratori - sottolinea Messeddi Fauzi, rsu Fiom -. Se l'azienda dovesse proseguire con i suoi intenti arrivando alla mobilità per i lavoratori senza il raggiungimento di un accordo sindacale sarebbe un caso particolarmente significativo per tutta l'Emilia".

Tra gli aspetti che maggiormente preoccupano i rappresentanti delle tre sigle sindacali le ricadute sociali che la vertenza potrebbe avere per i lavoratori e il territorio: "Lavoro per la Pali Italia da 24 anni, con il mio posto di lavoro mantengo una moglie e due figli - sottolinea Fauzi -. Ci sono tante situazioni come la mia, se dovessi perdere il posto cosa mi si prospetterebbe in questo periodo di crisi? Non accettiamo che l'azienda scelga di licenziare senza ricorrere agli ammortizzatori, ci sembra ingiusto. Alla base non ci sono perdite che giustificherebbero queste scelte. In 24 anni di lavoro non si erano mai presentate situazioni così critiche, a parte una breve parentesi di qualche mese". Il 19 maggio scadrà il termine per la cassa integrazione, se non dovesse essere prorogata i lavoratori rischiano di perdere il lavoro nel giro di pochi giorni. La speranza dei lavoratori è che con l'incontro istituzionale l'azienda decida di ridimensionare il numero degli esuberi e offrire condizioni maggiormente favorevoli per la mobilità. 

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