Profitto o bene comune? Parma peso piuma in Iren

Nota dell'Associazione Gcr sul peso della città di Parma all'interno della multiutility

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ParmaToday

L'affermazione del circolo dei lavoratori Iren del Pd (Parma non conta nulla in Iren), ci trova in piena sintonia, e d'altronde questo era quello che già scrivemmo oltre un anno fa prima che si compisse la scellerata fusione tra Iride ed Enia.

Un’operazione che è servita per fare cassa, ma ha relegato il comune di Parma in un angolino della stanza dei bottoni, facendo prendere così le decisioni su cosa fare del nostro territorio a Reggio Emilia e a Torino.

Nessuna direzione operativa di settore è stata infatti assegnata da Iren a Parma e la figura del Vice-presidente è puramente rappresentativa.

Lo abbiamo detto più volte e lo ripetiamo: Luigi Giuseppe Villani non sta facendo gli interessi di Parma nella vicenda dell'inceneritore, troppo occupato com'è nel gestire il suo ruolo di coordinatore del PDL, oggi poi alle porte di una impegnativa campagna elettorale.

Villani che interviene su tutti gli argomenti della vita politica cittadini tranne uno, quello del forno.

Villani che, come vice-presidente Iren, ha nelle mani la lettera di invito in Olanda di van Gansewinkel, che propone di valutare la proposta di riconversione dell'impianto sospeso di Ugozzolo.

Villani che ha la possibilità di verificare se i costi già sostenuti potranno essere recuperati.

Villani, nostro rappresentante nel consiglio di amministrazione, che latita su tutti ciò riguarda Iren.

I cittadini italiani si sono espressi molto chiaramente su come intendono la gestione dei servizi pubblici e dei beni comuni nei referendum dello scorso giugno.

Purtroppo, a Parma, le decisioni sul futuro del nostro territorio verranno prese seguendo una logica di profitto e di utile da una società che ha azionisti altrove.

Ci sono due differenti e opposti modelli di multi-utility del comparto ambiente: la municipalizzata da un lato e la mega azienda trans-regionale dall'altro

In base a questi modelli le risposte sono differenti e a volte agli antipodi.

Poniamo il caso che i cittadini di Parma diventino molto bravi nella raccolta differenziata e il residuo da bruciare sia pochissimo, insufficiente per il forno.

Se fosse una municipalizzata a decidere, la scelta sarebbe ovvia.

Si bruceranno solo e soltanto i rifiuti da smaltire prodotti dai cittadini del nostro territorio, per minimizzare le emissioni in atmosfera e limitare i danni.

Nel secondo scenario invece, quello della mega holding, un dirigente che prende 500.000 euro all'anno e deve rispondere agli azionisti cosa mai potrà decidere quando per ogni tonnellata di rifiuto bruciato Iren percepisce 160 Euro?

Cosa potrà mai decidere il mega-direttore allo smaltimento dei fanghi quando bruciandoli percepirà enormi introiti grazie ai certificati verdi e attivando invece una loro gestione alternativa a freddo porterebbe menu utili all'azienda?

Cosa potrà mai decidere il semi-milionario dirigente quando scarseggerà il potere calorifico dei rifiuti e nel cortile del Pai tonnellate di plastica riciclata sono a disposizione e bruciano che è una meraviglia?

Chi se ne accorge se la rubiamo al riciclo e la gettiamo nel forno?

Il nocciolo della questione sta proprio qui.

Qual'è la priorità? Il profitto o il bene comune?

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