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ParmaZeroSei, genitori e sindacati in piazza: "Il nido rimanga pubblico"

Sul tavolo della trattativa tra il Comune e i sindacati la possibilità di garantire un percorso continuativo di due anni ai bambini che frequentano la prima classe, e di un anno per i bambini della seconda

"Perchè nell'idea di bambino c'è anche l'idea di uomo che un'intera società ha". Un megafono passato di mano in mano per ribadire i tanti "Perchè il nido pubblico deve rimanere pubblico", tra rappresentanti sindacali, genitori, e tanti bambini, i veri protagonisti della vertenza ParmaZeroSei.
Un'assemblea sindacale all'aperto, organizzata da Fp Cgil, Fp Cisl, Fpl Uil e Usb Rdb, con la scelta simbolica della Piazza Garibaldi, "perchè la cittadinanza deve sapere", afferma Sauro Salati, Segretario Generale Funzione Pubblica Cgil Parma. I sindacati portano avanti da tempo una trattativa con l'Amministrazione, per definire punti fermi dai quali non si possa prescindere.

Questo il motivo dell'assemblea pubblica: ribadire la richiesta di chiarezza. Prima tra tutti la questione della continuità educativa. Dopo le polemiche infuocate, l'Assessore Bernini ha dichiarato la volontà di stabilire un piano pedagogico programmatico che garantisca una continuità. Ma si tratta per ora unicamente di dichiarazioni verbali. "Stiamo sollecitando da tempo risposte concrete. Ci sembra ci siano troppe contraddizioni in questa vicenda – afferma Michele Morfini, Cisl – , anzitutto tra le dichiarazioni dell'Assessore e l'effettiva continuità educativa, le modalità e gli attori che dovrebbero attuarla. Abbiamo chiesto di formalizzare con atti scritti, non solo a parole, le intenzioni reali dell'Amministrazione".

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Sul tavolo della trattativa tra il Comune e i sindacati la possibilità di garantire un percorso continuativo di due anni unicamente ai bambini che frequentano la prima classe, e di un anno per i bambini della seconda. Un'ipotesi che potrebbe complicare ulteriormente un quadro incerto,come ribadito nel corso degli interventi.

La situazione occupazionale del personale delle tre strutture che saranno esternalizzate pare essere a rischio, in particolar modo per gli assunti a tempo determinato. "Siamo nella massima incertezza – afferma Salati – . Speriamo che questa protesta, assieme a quella che è già avvenuta da parte dei genitori, possa far compredere all'assessore che ci sono dei posti di lavoro che salteranno, sono oltre quaranta i precari che dall'anno prossimo probabilmente non avranno occupazione e anche se dovessero trovarla, si ritroverebbero con 250 euro in meno al mese".

Per gli insegnanti a tempo indeterminato si profila la proposta del Comune di decidere indivialmente se accettare nuove mansioni o meno, una prospettiva che non piace ai sindacati. "Si tratta di un diritto individuale che non può essere condizionato. Se salta fuori che gli insegnanti decidono di non rimanere, allora la colpa dovorebbe essere imputata a loro? Non devono essere gli educatori a scegliere se ci sarà o meno una continuità pedagogica per i bambini ma deve essere l'Amministrazione a individuare i modi per garantirla", afferma Morfini.

Punto cardine del progetto, anche attraverso il recente incontro dell'Assessore Bernini con i genitori, l'abbattimento delle liste d'attesa. Una strumentalizzazione, secondo genitori e  insegnanti. Forti dubbi vengono espressi anche dai sindacati. "Non c'è, di fatto, un incremento dei posti a disposizione e una riduzione delle liste d'attesa, nell'anno scolastico 2011-2012. L'unica vera operazione che si verifica – afferma Morfini –  è l'esternalizzazione delle tre strutture. Nel migliore dei casi sarà solo tra tre anni che si potranno vedere posti aggiuntivi. Ecco perchè continuiamo a ribadire la mancata necessità di esternalizzarne tre. Perchè non concentrarsi invece sui nuovi plessi?"

Tempi incerti, scadenze a breve, come il termine dell'anno scolastico. E dubbi sull'ipotesi di ritardi creati ad arte per ritardare i tempi, "sarebbe la cosa peggiore", afferma Morfini. Tra i timori dei sindacati la possibilità che il progetto di esternalizzazione non si fermi a tre strutture, ipotesi non smentita dal direttore generale. "Cosa succede ai servizi educativi di Parma? Questa la domanda che ci si dovrebbe porre".

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