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Parma verso la zona arancione: i commercianti tra rabbia e sconcerto

Francesca Chittolini, presidente di Confesercenti: "Gli imprenditori sono preoccupati: non c'è la possibilità di fare programmazioni sul medio e lungo periodo"

C'è grande preoccupazione tra i commercianti e i piccoli imprenditori di Parma per un possibile ritorno, del nostro territorio, in zona arancione. La decisione è attesa per venerdì 19 febbraio. Nel frattempo, dopo mesi e mesi di restrizioni e chiusure imposte dalla lotta contro il Covid-19, ora si rischia di scivolare di nuovo in una zona di media pericolosità, che significa ritorno alla chiusura completa di bar, locali e ristoranti. in città l'atmosfera è tra la rabbia, lo sconcerto e la rassegnazione anche se i commercianti non intendono mollare, nonostante tutto. 

"Non so come farò a tenere aperto il locale, sinceramente. - racconta il gestore di un'attività in centro. I debiti stanno via via aumentando e le aperture di questi giorni hanno dato qualche boccata d'aria al fatturato ma non ancora sufficente". E' il continuo aprire e chiudere, senza il tempo necessario per fare una programmazione seria, quello che preoccupa di più. "In questi giorni abbiamo avuto dei clienti a pranzo - sbotta il proprietario di una pizzeria - e anche tanti. Se si ritorna in zona arancione per noi sarebbe un incubo: proprio ora che iniziavamo ad avere alcuni introiti ed imput positivi. E' un segno che i clienti ci tengono ma se saremmo costretti a chiudere la situazione tornerà buia". 

"Un ulteriore ritorno in zona arancione - sottolinea Francesca Chittolini, presidente di Confesercenti Parma - è valutato in modo preoccupante dai nostri imprenditori, soprattutto perchè non c'è la possibilità di fare previsioni. Queste decisioni, infatti, vengono comunicate da un giorno all'altro e non consentono di fare una programmazione. In questo modo non è possibile redigere un business plan per fare gli investimenti giusti". 

I ristori arrivati fino ad ora, secondo la presidente, non sono abbastanza e soprattutto utili per sostenere le imprese in crisi. "L'impossibilità di poter lavorare  - prosegue Francesca Chittolini - dovrebbe coincidere con un adeguato corrispettivo per le attività da parte dello Stato. I ristori che sono arrivati fino ad oggi non sono sufficienti per garantire la possibilità di mantenere in vita le attività".  

A rischiare la chiusura, ora, sono in tanti anche se gli investimenti continuano, in attesa di una graduale riapertura in primavera e in estate. "Non abbiamo un dato preciso su quante imprese siano a rischio chiusura - conclude la presidente di Confesercenti Parma - ma sono tante quelle in difficoltà. Nessuno vuole arrendersi: tutti vogliono avere la possibilità di rimanere sul mercato magari con le direttive giuste, che siano anche più rigide ma chiare. I giorni in zona gialla non sono stati sufficenti per poter valutare un'eventuale onda positiva. Lo smart working e l'assenza di turisti hanno influito, anche in zona gialla, sulla mobilità delle persone e di conseguenza sulla frequentazione di locali e negozi". 

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