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Parma rischia di finire in zona rossa dal 1° marzo

Oggi, venerdì 26 febbraio, è atteso il report dell'Istituto Superiore di Sanità e l'ordinanza del Ministro Speranza

Parma rischia di finire, come tutta l'Emilia-Romagna, in zona rossa, a partire da lunedì 1° marzo. In questo scenario, le ulteriori restrizioni previste con il cambio di colore, porterebbero il nostro territorio ancora più in sofferenza, dal punto di vista economico e sociale.

Oggi, venerdì 26 febbraio, è atteso il report #41 dell'Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute e dell'ordinanza del ministro Roberto Speranza che oggi definirà i cambi di colore. Considerando i dati della settimana scorsa l'Emilia-Romagna, infatti, è al terzo posto per incremento di casi (2.090 contagi) dietro Lombardia e Campania. A seguire Piemonte (1.454), Toscana (1.374), Veneto (1.374), Lazio (1.256) e Puglia (1.154).

Per questo oggi si guarda con grande attenzione al report #41 dell'Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute che, in base ai dllati della settimana scorsa, deciderà quali indicazioni dare alla Cabina di Regia Benessere Italia e al ministro Speranza sulle zone arancioni e rosse.

In questo quadro, e in attesa del monitoraggio dell'Iss, sono otto le regioni che rischiano oggi il cambio di colore. Oltre all'Emilia-Romagna, che rischia la zona rossa insieme alla Campania, una, il Piemonte, sembra ormai destinato ad entrare sicuramente in zona arancione: i dati pre-report ricevuti dagli esperti della Regione indicano che l'indice di contagio Rt è cresciuto e si attesta anche se di poco sopra l'1, sia nel caso dell'Rt puntuale (1.02) che nel caso dell'Rt medio (1.03).

A rischiare il cambio di colore sono anche Lazio e Lombardia (in zona arancione) insieme a Puglia (ma l'assessore Lopalco pronostica la zona gialla), Marche e Basilicata. La situazione più difficile è quella della Basilicata perché nella regione aumentano i casi, l'incidenza per centomila abitanti e l'indice di contagio anche se resta sotto la soglia d'allerta la pressione ospedaliere.

Intanto le Regioni avrebbero chiesto, nel corso del vertice con il governo sul nuovo dpcm, un parere del Comitato tecnico scientifico sull'apertura delle scuole alla luce della particolare situazione epidemiologica, legata alla diffusione delle varianti e in particolare della variante inglese. Gli enti locali spingono per la chiusura degli istituti perché ritengono che lla variante inglese si stia diffondendo soprattutto nelle scuole:

"A fronte di una possibile terza ondata, dovuta in particolar modo alla maggiore contagiosità delle varianti che sembra colpire in particolare i giovani, abbiamo la necessità di avere dati certi e previsioni d'impatto per concordare un'azione congiunta in settori fondamentali per la vita delle famiglie e delle comunità, come la scuola", ha fatto sapere il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini. Per ora le regole rimangono le stesse: nelle zone arancioni, come Parma, didattica in presenza tra il 50 e il 75% per le superiori, per i più piccoli fino alle medie lezioni in presenza. Dad nelle zone rosse. In alcuni casi i governatori hanno applicato misure più restrittive come ad esempio in Puglia.

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