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Parmacotto, la Procura chiede il decadimento del concordato - Paglia: 'E' l'anticamera del fallimento'

Interrogazione dell'onorevole Paglia: "La situazione è grave: per la tenuta occupazionale, per la tutela del marchio e perché si va ad intaccare una capacità produttiva con prospettive di crescita"

Parmacotto. Dopo i sequestri e le indagini e il pronunciamento del Gip ora la Procura di Parma chiede al Tribunale la decadenza del piano concordatario. Secondo l'onorevole Paglia di Sinistra Italiana, che ha presentato un'interrogazione al Ministero dell'Economia e delle Finanze, "è l'anticamera del fallimento. La situazione è grave: per la tenuta occupazionale, per la tutela del marchio e perché si va ad intaccare una capacità produttiva con prospettive di crescita. Per tali motivi nonché per il coinvolgimento di Simest S.p.A (controllata da CDP), ritengo che oltre al giusto appello agli enti locali fatto dalla Flai Cgil, debba rendere conto anche il Governo nazionale che oggi ho chiamato in causa attraverso un'interrogazione (testo in allegato, ndr) al ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF) che ricostruisce nel dettaglio i passaggi dal 2013 ad oggi. Già qualche settimana fa avevo posto pubblicamente dei precisi quesiti su Simest - in particolare su "quale processo decisionale abbia portato nel 2011, quando la società era controllata dal ministero, ad attivare la linea di credito a favore di Parmacotto, e come sia stato motivato l'assenso, da parte di chi, con quali garanzie, a seguito di quale tipo di indagine su dati finanziari e industriali" - ai quali è seguito il silenzio, tanto del Governo quanto dei vertici aziendali; ora che la situazione da finanziaria sta diventando sociale, occorre che chi ha responsabilità non faccia orecchie da mercante.

L'INTERROGAZIONE DI PAGLIA - Nel novembre 2013 il gruppo Parmacotto chiede alle banche creditrici una standstill sull'indebitamento, finalizzato alla sua ristrutturazione, dato che i livelli di fatturato e redditività non sono sufficienti a garantirne la sostenibilità. È il segnale dell'apertura di una crisi finanziaria con forti ripercussioni sul piano industriale, che porta 12 mesi dopo alla richiesta di concordato preventivo in bianco, con garanzia sulla tenuta occupazionale, che viene tuttavia giudicato con scetticismo dai sindacati, vista l'assenza di un credibile piano industriale. Il tribunale fallimentare di Parma comunque attiva la procedura di concordato in continuità con riserva e nomina i tre commissari giudiziali. La procedura si conclude a giugno 2015, con la valutazione positiva da parte del Tribunale del piano industriale 2015-2017 e del contestuale piano di riduzione del debito. Si ipotizza una riduzione della forza lavoro di 54 unità su 200, la ricapitalizzazione della società in misura non inferiore a 11,2 milioni di euro tramite copertura delle perdite, la ricostituzione di 3,6 milioni di capitale sociale, l'stituzione di strumenti finanziari partecipativi convertibili in azioni della società, oltre alla liquidazione di beni mobili e immobili e delle partecipazioni non strategiche. I sindacati bocciano il piano industriale e si avvia una fase di concertazione che coinvolge anche le istituzioni locali, finalizzata al contenimento degli esuberi e alla gestione degli ammortizzatori sociali. Nel gennaio 2016 la proprietà propone un nuovo piano concordatario, in sostituzione del precedente, con la richiesta della rinuncia a 46,2 milioni da parte dei creditori, che viene accettato dall'assemblea degli stessi. Il 4 luglio 2016 interviene la Procura di Parma, che contesta la falsificazione del bilancio 2010 ai fini di ottenere dalla società pubblica Simest equity per 11 milioni di euro. Ai sensi della legge 231/2001, viene quindi chiesto dal magistrato un sequestro per pari importo di beni e liquidità della società. Il 13 luglio il gip convalida il sequestro, pur limitandolo alla liquidità presente sui conti correnti fino alla cifra di 11 milioni di euro e quindi rendendo nuovamente disponibili per l'attività i beni strumentali. Il 19 luglio la Procura chiede quindi al Tribunale di dichiarare decaduto il piano concordatario, ritenendolo non più congruente dato il sequestro di 11 milioni di euro, e di attivare quindi lo stato di insolvenza della società. Si fa quindi più probabile, anche se non certo, il fallimento di un'azienda che stava comunque recuperando in fatturato e redditività, dopo aver provveduto ad una ristrutturazione delle attività. Deve essere scongiurato un esito negativo soprattutto sul versante della tenuta occupazionale, oltre che di tutela di un marchio e di una capacità produttiva con prospettive di crescita. Chiede come si intenda procedere, visto anche il coinvolgimento di Simest S.p.A, per evitare che un'improvvisa crisi di liquidità possa mettere a rischio la sopravvivenza dell'azienda, per cui la stampa specializzata parla anche di potenziale interesse di primari gruppi nazionali e internazionali.

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