Parmalat, i sindacati ironizzano: "L'azienda va bene ovunque tranne che in Italia"

La Cgil Flai interviene in merito ai dati relativi all'azienda dell'ex patron Tanzi: "Le attività italiane vanno sostenute senza dimenticare la forza lavoro senza la quale nessun risultato è raggiungibile"

"È con piacere e soddisfazione che ieri abbiamo appreso da Parmalat i dati economici del Gruppo in riferimento al 2012. Venivamo infatti da un Coordinamento Nazionale a tinte fosche in cui ci è stato delineato l'andamento negativo del gruppo in Italia. Il Piano industriale che si è tradotto anche in chiusure di stabilimenti deve infatti fare i conti con la situazione non favorevole di contesto italiana".

A scrivere la Cgil Flai di Parma che in un comunicato commenta i dati relativi all'azienda parmigiana dell'ex patron Tanzi. "In quella sede - si legge nel testo - abbiamo apprezzato l'intervento del Direttore Generale Luigi Del Monaco che ha voluto ribadire l'intenzione di rimanere un'azienda che fa innovazione di prodotto e investe sui propri marchi, pur aprendo alle produzioni conto terzi per difendere i volumi. A questo punto, leggendo i toni trionfalistici di Parmalat che considera il 2012 il “migliore anno nella storia del Gruppo”, pretendiamo che le attività italiane (le uniche che perdono sia fatturato che margine operativo) vengano adeguatamente sostenute dagli investimenti necessari a migliorare la situazione anche alla luce degli impegni, disattesi, che Lactalis aveva preso ai tempi dell'Opa".

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La Cgil Flai chiede che "oltre ad approvare il Piano di incentivazione per il Top Management l'azienda consideri anche il resto della forza lavoro, senza la quale nessun risultato è raggiungibile, ricordandoci che per il 2012 (il migliore anno del Gruppo) il premio ad obiettivi concordato nel contratto aziendale non è stato raggiunto e i lavoratori ci hanno rimesso, in base all'inquadramento, da 200 a più di 1.000 Euro a testa".

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