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Parmalat, verso gli incontri con Lactalis: "Siamo solo al primo round"

I francesi, oggi proprietari della famosa azienda di Collecchio, dovranno rendere noto nelle prossime settimane i propri progetti su Parmalat e sul futuro dei 123 lavoratori che rischiano di sparire dall'azienda

I segretari del comparto alimentare di CGIL, CISL e UIL si sono riuniti oggi presso la Camera del Lavoro di Parma per discutere della vertenza Parmalat in vista dei prossimi incontri a Roma con Lactalis, l’attuale azionista di maggioranza dell’ex azienda del patron Tanzi. Il Governo fungerà da garante durante gli accordi capitolini. Il primo incontro è previsto per il 21 di settembre al ministero per lo Sviluppo Economico dove si parlerà del piano industriale dell’azienda. 
 
Un piano industriale misterioso che “Lactalis dovrà esporre alla presenza del Governo – affema Gianni Alviti della FAI CISL -e lì si capirà se verrà aperta una nuova linea a Collecchio che renderà più agevole il reintegro dei 30 esuberi, se vi sarà la chiusura annunciata dello stabilimento di Genova che comporterà la perdita di 63 posti di lavoro, se l’internalizzazione della Santal permetterà di recuperare la produzione e quindi di inserire dei dipendenti”.
 
Il secondo incontro si terrà invece presso il ministero del Lavoro dove secondo Laura Pagliara, segretaria provinciale della UILA,  “la discussione verterà più sul piano sociale ovvero sulla gestione degli esuberi e le modalità di ricollocazione dei lavoratori. Il nostro obiettivo è di tutelare tutti i 123 dipendenti colpiti da procedure di mobilità. Abbiamo sempre evitato che vi fossero esuberi e non vogliamo questo che succeda ora con la nuova gestione della Parmalat”.
 
 “Siamo solo al primo round. Il peggio arriverà a Gennaio” dichiara tra rabbia e sgomento Albino Asti, RSU Parmalat “nessuno è immune. Impiegati ed operai rischiano allo stesso modo, ciò fa sì che l’intero gruppo sia coeso contro eventuali scelte aziendali che comportino il licenziamento di dipendenti”. Gianni Alviti di FAI CISL ha infine precisato che “il modo di confrontarsi con la nuova società è diverso da quello che abbiamo incontrato sino ad oggi. Registriamo difficoltà ad  incontrarsi e interfacciarsi. Non si ragiona più con una mentalità italiana ed è evidente che gli investimenti si allontanino sempre più dal BelPaese”.
 
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