Parmalat, 120 licenziamenti in vista: lavoratori in stato di agitazione

Dopo l'incontro del 24 e del 25 luglio i sindacati unitari Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil hanno programato 4 ore di sciopero. Ferrari: "L'azienda si è assunta la responsabilità di interrompere il dialogo"

Collecchio, lo sciopero di 2 ore dei lavoratori Parmalat del 20 luglio

Il 24 e 25 luglio scorsi si sono svolti nuovi incontri tra i sindacati unitari Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil e la dirigenza di Parmalat in cui è stata confermata la decisione di chiudere tre siti produttivi dell'azienda e di avviare una razionalizzazione nel sito di Collecchio. "Avendo l’azienda -si legge in una nota dei sindacati- comunicato alla delegazione sindacale l’apertura delle procedure di mobilità per 120 lavoratori in tutto il gruppo senza attendere la conclusione del confronto sindacale ed in assenza di un piano sociale per la ricollocazione dei lavoratori, è stato proclamato lo stato di agitazione in tutto il gruppo e programmate quattro ore di sciopero da tenersi entro il 30 agosto".

Di seguito il commento di Luca Ferrari, segretario generale Flai Cgil Parma: "Parmalat si è assunta la responsabilità di interrompere il dialogo sindacale aprendo unilateralmente le procedure per i licenziamenti collettivi previsti dal piano industriale, sul quale ha dichiarato di non essere intenzionata a discutere ulteriormente. L'atteggiamento che sta mostrando la proprietà, che ci tiene a ricordarci le capacità produttive di Lactalis anche in paesi confinanti, merita una risposta decisa da parte di tutto il sistema Italia.

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"Con l'acquisizione di Lactalis Usa la famiglia Besnier prende in giro il nostro Paese e senza un vero piano di rilancio si delinea un definitivo ridimensionamento di quella che era una delle poche multinazionali alimentari italiane. Come sindacato proseguiremo la mobilitazione e tenteremo di riaprire il confronto presso il Ministero dello Sviluppo Economico allo scopo di difendere il perimetro industriale di Parmalat e gestire gli esuberi dichiarati con un piano sociale che dia risposte di lavoro a tutti".

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