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"Io, parmigiano emigrato a Monaco, vittima del caporalato"

Andrea, 35enne di Parma, due figli, nel 2014 ha deciso di emigrare in Germania per cercare lavoro: ora vive in un campeggio alle porte della città per risparmiare e ogni giorno si presenta ai cantieri in attesa di essere chiamato

E' partito due anni fa in direzione Monaco per lavorare nei cantieri della città, ha una paga da fame e si sente sfruttato come i migranti che ogni giorno, sul suolo italiano, vengono impiegati nelle campagne per la raccolta del pomodoro, spesso in nero e senza tutela. Andrea, 35 anni, due figli e una moglie a Parma, nel 2014 ha deciso di lasciare l'Italia per la Germania. Da allora vive in un campeggio nei pressi della città di Monaco e ogni mattina aspetta la chiamata - che non sempre arriva - per andare a lavorare nei cantieri stradali della città tedesca. 

"Ho frequentato cinque anni di studi all'Università di Parma, la facoltà di Lettere e Filosofia. Mi sono laureato nel 2006 con una tesi su Eugenio Montale e da allora ho sempre trovato lavoro nell'ambito della cultura: prima ho lavorato per una cooperativa come bibliotecario in varie biblioteche di Parma, poi ho provato qualche collaborazione giornalistica ma non ho mai visto i soldi. Nel 2010 ho collaborato con alcuni uffici stampa del territorio, ma il guadagno era molto basso e io non riuscivo ad avere soldi a sufficenza per andare fuori dalla casa dei miei genitori. Dopo aver conosciuto Sara, mia collega di Università, nel 2009 abbiamo deciso di sposarci e siamo andati a vivere nella casa dei suoi genitori. Poi sono arrivati i due figli ma la mia condizione economica non lavorava. Lei ha un lavoro fisso, fa l'impiegata in una banca, e grazie a quei soldi riuscivamo ad andare avanti". 

"Nel 2013 Sara ha subito una riduzione dello stipendio per un cambiamento societario: i nuovi 'padroni' hanno deciso di cambiare i contratti e, dopo una battaglia sindacale i lavoratori hanno ottenuto qualche tutela ma la riduzione c'è stata. Per una famiglia come la nostra quei soldi erano importanti: pur pagando una cifra bassa come affitto i soldi ci servivano per i bambini, per le bollette e per mangiare. Io continuavo ad avere lavori saltuari e a guadagnare veramente poco, quando mi pagavano". 

"Dopo aver parlato con altri ragazzi che erano andati a Monaco ho deciso di partire anch'io allo scopo di impiegarmi presso i cantieri stradali della città. Le persone che ho sentito alloggiavano in un campeggio e lavoravano lì. Nel febbraio del 2014 partiì e gli raggiunsi. Mi avevano detto che il lavoro non era sicuro ma non pensavo fino a questo punto. Ogni mattina, per due anni, ci siamo presentati al mattino presto al lavoro, in attesa che il padrone ci dicesse se ci fosse o no bisogno di lavorare quel giorno e di quante persone avesse bisogno. Lo stipendio a fine mese arrivava ed io avevao la possibilità di mandare i soldi a casa. Qui mi sento come un migrante in Italia: non siamo tanto discriminati ma a noi spettano i lavori più umili e veniamo per ultimi". 

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