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Passeggiate 'resistenti' in Oltretorrente, un attivista: 'Ecco perchè scendiamo in strada'

Abbiamo chiesto ad un partecipante e promotore dell'iniziativa da dove nasce l'idea delle passeggiate e quali sono le sue posizioni rispetto alle problematiche dello spaccio e della prostituzione

La prima 'puntata' è andata in onda giovedì scorso, nel cuore del quartiere Oltretorrente. La seconda andrà in scena giovedì prossimo: si tratta delle passeggiate resistenti, promosse da un gruppo di giovani e di residenti e frequentatori del quartiere che hanno deciso di scendere in strada, sollevando anche alcune polemiche da parte di Forza Nuova che, in un comunicato, ha stigmatizzato la nascita delle passeggiate. "La nostra sezione prende nettamente le distanze dall'annuncio strumentale e pubblicitario di fantomatici comitati cittadini? auto proclamatisi antifascisti? che antepongono il proprio colore politico alla sicurezza ed ai diritti dei cittadini, imitando in malo modo un'attività già ampiamente collaudata per Forza Nuova con l'aggravante della mera propaganda immigrazionista". 

Abbiamo chiesto ad un partecipante e promotore dell'iniziativa da dove nasce l'idea delle passeggiate e quali sono le sue posizioni rispetto alle problematiche dello spaccio e della prostituzione, riferendosi in particolare ai problemi legati allo sfruttamento ed alla tratta di esseri viventi. 

"Ogni giovedì alle 18:30 ci ritroviamo in piazzale Santa Croce per le passeggiare in Oltretorrente. Innanzitutto per spaccio e prostituzione non intendiamo i fenomeni in maniera isolata. A differenza di coloro che percepiscono le conseguenze ma non le cause di esse, noi comprendiamo che lo spaccio e la prostituzione sono fenomeni che vanno collegati a una situazione più ampia all’intero di un quadro di povertà e sfruttamento. Soprattutto per gli immigrati, che vivono condizioni molto difficili e faticano a integrarsi con la comunità, la soluzione, per molti di essi, risulta essere la criminalità organizzata. Per quanto riguarda la prostituzione noi intendiamo in particolare lo sfruttamento di essa e più in generale la mercificazione del corpo umano. Tra i gruppi promotori dell’iniziativa il collettivo di Azione Proletaria, per esempio, ha ampiamente dibattuto sul tema della prostituzione e, nonostante i pareri contrastanti dovuti alla complessità della questione, in linea di massima ha fatto una riflessione sulla prostituzione come mercificazione e sfruttamento riflettendo su esperienze come i sindacati spagnoli della prima metà del 900 che tutelavano le prostitute dallo sfruttamento in una prospettiva di emancipazione integrale del corpo rispetto alle necessità della fame. Non è il degrado in se, il problema non sono i miserabili, ma la miseria ed essa, per dirla con Pisacane: ”è la principale cagione, la sorgente inesauribile di tutti i mali della società, voragine spalancata che ne inghiotte ogni virtù. La miseria aguzza il pugnale dell'assassino; prostituisce la donna; corrompe il cittadino; trova satelliti al dispotismo”. Ovviamente, dopo aver compreso ciò, dobbiamo anche capire che il degrado, conseguenza di fenomeni più ampi, comporta altre conseguenze più visibili agli occhi della popolazione. Queste sono situazioni di violenza come pestaggi, immissioni della criminalità organizzata per condizionare i soggetti più deboli e poteri forti che cercano di speculare sulla situazione. Quante volte, chi di noi gira in piazzale Matteotti ha visto risse e gente inseguita per soldI. In questa situazione si inseriscono i nostri nemici che da una parte speculano e dall’altra conducono campagne mediatiche razziste contro il degrado dove molto bene riescono a intrufolarsi i soggetti della destra radicale come la Lega e Casa Pound. Purtroppo noi ci accorgiamo che le persone vedono sempre meno di buon occhio gli immigrati; percepiamo un clima di tensione che i razzisti riescono a strumentalizzare a loro favore.

Per questo è necessario riprendere in mano la situazione, essere presenti in strada per far sentire più sicura la gente del quartiere, per evitare esplosioni di violenza come risse tra gruppi di spacciatori. Comunque il lavoro che stiamo cercando di fare noi crediamo che sia necessario per cercare di ricostruire un dialogo con gli abitanti del quartiere, per cercare di rafforzare il rapporto e distruggere le barriere tra italiani e immigrati e tra comunità di immigrati che ora se le danno tra loro di santa ragione, per tenere lontano gli speculatori che giocano su queste condizioni e per tenere lontano i fascisti messaggeri di odio e razzismo. Tutto questo in un’ottica di solidarietà e in una prospettiva di gestione orizzontale e autonoma del quartiere". 
 

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