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Bruxelles, Patricia Rizzo è morta negli attentati: la conferma dal Dna

Di Patricia, che ha lavorato per 3 anni all'Efsa di Parma, non si avevano più notizie da martedì dopo l'attentato alla metropolitana a Maalbeek. A dare conferma della morte, con un commovente messaggio su facebook, il cugino della donna, Massimo

La conferma è arrivata grazie al dna, anche se di ora in ora le speranze si facevano sempre più flebili. C’è anche Patricia Rizzo tra le vittime degli attentati di Bruxelles costati la vita ad oltre trenta persone. Patricia era impiegata presso un'agenzia della Commissione Ue a Bruxelles e, tra il 2005 e il 2008, ha lavorato all'Efsa di Parma. Di lei non si avevano più notizie da martedì dopo l'attentato alla metropolitana a Maalbeek. A dare conferma della morte, con un commovente messaggio su facebook, il cugino della donna, Massimo, che per primo ne aveva denunciato la scomparsa. 

Patricia, 48 anni e un passaporto italiano - la sua famiglia è immigrata in Belgio dalla provincia di Enna, in Sicilia - lavorava all'Ercea, l'Agenzia esecutiva del Consiglio della ricerca Europea (Research Council Executive Agency), un organismo della Commissione Ue. La donna a prendeva ogni giorno la metro, e passava dalla stazione di Maelbeek, per andare in ufficio, in Place Charles Rogier 16, nel centro di Bruxelles. Oltre che l'unica italiana, Patricia Rizzo potrebbe essere anche l'unica funzionaria delle istituzioni europee dispersa dopo gli attentati. A dare notizia della scomparsa era stato il cugino della donna, Massimo Leonora, chiedendo aiuto su Facebook nella speranza di trovarla ancora in vita. 

Il primo appello nella tarda serata di martedì: "Non abbiamo ancora notizie di mia cugina Patricia Rizzo - ha scritto Massimo, che come la cugina vive a Bruxelles, rivolgendosi ad amici e conoscenti -  se avete informazioni diverse da quelle del call center e degli ospedali, tenetemi informato. Ve ne sarei grato".Poi due nuovi post: "Cari amici, siamo all’ospedale di Neder con gli agenti della polizia federale che stanno raccogliendo informazioni. Grazie per i vostri messaggi affettuosi. Aspettiamo e speriamo”. In tarda mattinata l’ultimo messaggio: “Siamo ancora qui (…) incrociamo le dita e speriamo".

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