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La Stazione come una giungla: tra degrado, spaccio e risse

Non è il titolo di un film: non ci sono né Johnny Depp né Benicio del Toro come Paura e delirio a Las Vegas. Qui è tutto vero. Paura e degrado sono due sostantivi che si associano ultimamente benissimo, alla Stazione. A sentire i cittadini pare che la situazione stia sfuggendo di mano e che nulla si possa fare se non guardare impotenti al degrado che avanza. Come se la zona che interessa la Stazione di Parma fosse diventata un terreno di conquista che per ora non ha un capo. E se la giocano diversi gruppetti: un melting pot che non esclude nessuno e che implica, se vogliamo, un disordine che sicuramente acuisce il problema. Ultimamente Piazzale Carlo Alberto Dalla Chiesa sembra una di quelle zone da cui sarebbe meglio stare lontano. In una giornata trascorsa in Stazione (e dintorni), ne abbiamo viste di ogni. E abbiamo visto quanto sia facile acquistare droga (di ogni tipo), come sia difficile essere tranquilli e quanto sia dura lavorare nella zona che va dai portici ricoperti con i lastroni di marmo fino alla discesa che ti porta poi in via Trento, dove sembra che cominci una zona che con Parma non ha nulla a che vedere. Già quando ti allontani dalla Stazione e ti immetti lungo la stradina protetta dal cavalcavia ti sembra di andare fuori orbita e di entrare in un quartiere incontrollato dove vigono leggi diverse e dove ti trovi, a ogni angolo, un tizio in bicicletta che fa da vedetta, ti scorta e ti accompagna, per lo meno con lo sguardo vitreo e sospetto, nel cuore della zona rossa.

“E’un periodo questo in cui si sono verificati dei fatti che sono molto pesanti. Dall’episodio dell’autista alla donna aggredita l’altro giorno in via Verona. Qua non migliora niente, facciamo solo chiacchiere. Venga qua fuori, venga a vedere cosa succede (uno stuolo di ragazzi di colore su biciclette che ronzano intorno a delle panchine,  controllano e presidiano ndc). Non si può lavorare, ci sono solo loro”.

E in effetti lo percepisci subito il fatto di essere quasi in un’altra città. Perché il confine tra il centro e la Stazione lontana solamente pochi passi da lì è netto, si avverte e pure tanto.  

“Chi ha la responsabilità e prende uno stipendio da statale – sbotta un altro commerciante - sarebbe ora che quello stipendio se lo togliesse perché c’è bisogno che si alzi il c… dalla sedia e si faccia qualcosa per mettere a posto questa situazione. Basta,non ho nulla da dire perché qua non cambia mai niente. Diciamo e basta ma chi ci va sotto siamo noi”.

Mentre parliamo con la gente che schiuma di rabbia e non si capacita di questa situazione, continuiamo a guardarci intorno e notiamo un via vai di ‘clientela’ pronta ad acquistare di tutto. La stazione è diventato un market della droga e ci trovi nordafricani che vendono il ‘fumo’, africani (prevalentemente nigeriani) che smistano marijuana, albanesi che trattano cocaina ed eroina. C’è tutto in Stazione. Ma per fortuna o purtroppo (per loro) ci sono anche commercianti e residenti sommersi da degrado e preoccupazioni.

“Sono dieci anni che abito qui – racconta una ragazza – e posso dire che il quartiere prima non era così. Io non ho mai visto nulla di simile. La sera quando devo portare a spasso i cani ho paura. Magari questi squinternati non ti fanno nulla ma c’è sempre chi beve quella birra in più e chissà cosa gli salta in testa. Io ho paura”.

A bordo delle richiestissime biciclette (che rubano e si scambiano tra di loro) sostano lungo il viale che porta al vecchio ingresso della Stazione e se vai di fretta loro hanno anche premura di accompagnarti. Sotto ai portici un pakistano che cucina kebab e che vende birre si rifiuta di spiegare come vanno le cose. Ha la vetrina del negozio coperta da un pezzo di compensato, veniamo a sapere che è stata spaccata perché una bicicletta durante una rissa ci è finita contro.

“Fanno quello che devono fare liberamente: bivaccano tutto il giorno e spacciano a cielo aperto, poi per spartirsi una mattonella si menano e si lanciano bottiglie e biciclette contro. L’ultima rissa è di stamattina (ieri ndr) ma noi cosa possiamo farci? Bisogna che ci sia più controllo, altrimenti qua se ce ne andiamo pure noi diventa una situazione invivibile, più di quanto non lo sia già – spiega un commerciante -. Poi parliamoci chiaro: siete anche voi giornalisti che venite qui ogni due giorni a documentare cose che si sanno e non fate altro che aumentare la paura della gente generando una psicosi che innalza il livello di preoccupazione che già vige in zone come questa. Qua c’è di tutto, ma a volte anche voi fate passare una brutta immagine di questo quartiere”. (…) . Intanto fuori si continua a spacciare e appena mettiamo il naso fuori dal negozio c’è un tizio in bicicletta che cede qualcosa a un passante, pronto a guardarsi intorno con fare sospetto. Dopo avergli dato i soldi, si scorge chiaramente una banconota da venti euro tutta accartocciata, sale in sella alla sua bicicletta e scappa stringendo i pugni. Roba di venti secondi. “Ogni giorno è un macello: si ammazzano tra di loro, poi viene la polizia che fa il giro e se ne va. Non ho mai visto agire le volanti così come dicono, appena arrivano azionano i lampeggianti e le sirene e loro scappano”.

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