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Falsi contratti di lavoro per i permessi di soggiorno: sequestrato un Centro di assistenza fiscale

L'indagine Pay & Stay aveva portato all'arresto di sette persone: il Tribunale del Riesame ha accolto la richiesta della Procura, la Finanza ha messo i sigilli all'immobile

Falsi contratti di lavoro per fare ottenere, dietro compenso, permessi di soggiorno ad immigrati con precedenti penali e che non aveva i requisiti per rimanere legalmente nel nostro Paese. La Guardia di Finanza di Parma ha eseguito il sequestro preventivo dell'immobile dove ha la sede legale il Centro di assistenza fiscale che, secondo l'accusa, sarebbe stato il punto di riferimento per le pratiche illegali, realizzate in cambio del pagamento di una somma tra i 100 e i 300 euro per ogni immigrato. L'operazione Pay & Stay aveva portato, nel mese di gennaio, all'arresto di sette persone con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina: il Gip però non aveva accolto la richiesta di sequestro preventivo dell'immobile. La Procura della Repubblica di Parma aveva fatto ricorso ed ora la sezione del Riesame del Tribunale di Parma ha disposto il sequestro, accogliendo la richiesta della Procura. 

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L'indagine, durata un anno e mezzo e portata avanti con intercettazioni telefoniche ed ambientali, pedinamenti ed analisi di documenti, ha preso avvio dagli accertamenti nei confronti di un Centro elaborazione dati di Parma che, negli ultimi due anni, ha fornito assistenza fiscale - apertura di partita iva, assunzioni di lavoro con contratto a tempo sia determinato che indeterminato, presentazione di dichiarazione dei redditi - a centinaia di persone extracomunitari, molte delle quali con precedenti penali, che avevano bisogno di rinnovare il permesso di soggiorno. 

Secondo gli investigatori all'interno del Centro venivano predisposti, in cambio del pagamento di una cifra che va dai 100 ai 300 euro, numerosi documenti fiscali falsi, dai contratti di lavoro alle partite Iva, che permettevano agli immigrati di presentare la documentazione necessaria per il rinnovo del permesso di soggiorno. In questo filone d'indagine sono state indagate quattro persone: i documenti più richiesti erano quelli per ottenere il permesso di soggiorno per lavoro autonomo, che ha una durata più lunga di quello per lavoro dipendente. 

Gli arresti domiciliari sono scattati nei confronti del titolare di una ditta che, con la collaborazione di un intermediario nigeriano, finito anche lui ai domiciliari, consegnava - dietro il pagamento di un compenso minino di 600 euro per ogni contratto di lavoro - buste paga false che attestavano la falsa attività lavorativa, a favore di immigrati che avevano bisogno di rinnovare il permesso di soggiorno. Agli extracomunitari venivano consegnati un contratto di lavoro a tempo indeterminato, un foglio ore precompilato e delle buste paga, completamente false che venivano pagate 25 euro ognuna - per far risultare l’esercizio di attività lavorativa. 



 

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