Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

Picchiava la moglie incinta e la violentava: condannato a cinque anni di galera

La donna, minacciata di morte, ha raccontato di subire dal coniuge contro la sua volontà ripetute violenze sessuali, nonostante si trovasse in stato avanzato di gravidanza

Ha maltrattato la moglie e un conoscente, pensando che avesse una relazione con lei, per due anni. E' finito in carcere un 37 enne albanese, residente a Fontevivo gravato da precedenti di polizia, con l'accusa di maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e atti persecutori, tutti commessi dal primo maggio del 2019 nei confronti della coniuge convivente e di un conoscente della stessa. L'episodio che ha portato alla condanna risale al 6 maggio 2019, quando il conoscente della donna ha presentato una dettagliata denuncia presso la Stazione dei Carabinieri di San Pancrazio Parmense, in cui ha riferito di essere stato minacciato a morte durante una telefonata, oltre che sui profili social dall'arrestato, che lo accusava di avere intrattenuto una relazione amorosa con la moglie, circostanza rivelatesi non veritiera. A causa delle continue minacce e della gravità delle stesse, temendo per la propria incolumità, l’uomo è stato costretto a trasferirsi in un primo tempo in Sardegna, poi successivamente all’estero, a cambiare abitudini di vita, lavoro, utenza telefonica e cancellare i suoi profili social.

La coniuge, convocata dai Carabinieri di Fontanellato, e supportata anche dalla testimonianza di una amica italiana, ha trovato la forza di raccontare tutti i soprusi e le vessazioni che era stata costretta a subire nel tempo dal marito, anche di fronte al figlio minore di anni 12. La donna, minacciata di morte, umiliata con ingiurie e percosse violente, ha raccontato di subire dal coniuge contro la sua volontà, fin dal mese di maggio 2019, ripetute violenze sessuali, nonostante si trovasse in stato avanzato di gravidanza. La vittima e il figlio sono stati immediatamente allontanati dall’abitazione di residenza e collocati in una struttura protetta. Il Giudice per le Indagini Preliminari Alessandro Conti alla luce degli elementi di prova acquisiti dai Carabinieri, ha disposto la misura cautelare della custodia cautelare in carcere, eseguita il 25 luglio 2019 dai militari della Stazione di Fontanellato. Il 19 aprile 2021, in seguito alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso da parte della Corte di Cassazione, l’interessato è stato trasferito in via Burla, per scontare la pena residua di 3 anni, 7 mesi e 25 giorni di reclusione. 

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