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Il sindaco Pizzarotti a cena con i profughi di Baganzola

E' un segno di vicinanza, solidarietà e condivisione quello che il sindaco, Federico Pizzarotti, ha voluto dare in serata unendosi a cena con i profughi accolti nell'ex scuola di Castelnuovo di Baganzola, dopo la marcia a piedi nudi di venerdì scorso, che ha visto la partecipazione di tanti parmigiani

E' un segno di vicinanza, solidarietà e condivisione quello che il sindaco, Federico Pizzarotti, ha voluto dare in serata unendosi a cena con i profughi accolti nell'ex scuola di Castelnuovo di Baganzola, dopo la marcia a piedi nudi di venerdì scorso, che ha visto la partecipazione di tanti parmigiani. Ad accoglierlo il presidente della Croce Rossa Italiana di Parma, Giuseppe Zammarchi, e i volontari impegnati sul campo. Della gestione dei 36 profughi presenti nella ex scuola si occupano, infatti, i volontari di Croce Rossa Italiana e del Comitato Provinciale della Protezione Civile di Parma che hanno firmato al convenzione con la prefettura per la gestione degli ospiti stessi, in collaborazione con Caritas e Ciac. Oltre al sindaco, erano presente il viceprefetto Fernanda Canfora ed i consiglieri comunali Marco Bosi e Alfonso Feci.

“Abbiamo voluto fare questa visita – ha spiegato il primo cittadino – per conoscere le storie dei profughi stessi e per testimoniare loro che l'immagine della città in cui si trovano non è solo quella che hanno avuto dalle manifestazioni contrarie alla loro presenza”.

Nella ex scuola si intrecciano le vite e le storie di ragazzi che hanno visto la morte in faccia, come Lasana, 29 anni, che è partito dal Gibuti per arrivare in Libia e attraversare il Mediterraneo a bordo di un canotto con altre 100 persone. “Ho vissuto momenti di paura – spiega in inglese il giovane – ho visto spesso la morte in faccia”. Fra i suoi compagni vi sono ragazzi che vengono dal Pakistan e dal Bangladesh e che hanno attraversato a piedi la penisola Balcanica per giungere in Italia, tutti alla ricerca di un futuro migliore, per lasciarsi alle spalle miserie e soprusi.

Quella di venerdì scorso è stata una marcia volta a sollecitare la certezza di corridoi umanitari sicuri per le vittime di guerra, catastrofi e dittature e l'accoglienza degna e rispettosa per tutti con la contestuale richiesta di chiusura di tutti i luoghi di detenzione e concentrazione di migranti, per la creazione di un vero sistema unico di asilo in Europa, superando il trattato di Dublino.

Lo stesso papa Francesco è intervenuto, durante l'angelus di domenica 6 settembre, invitando ogni parrocchia ad accogliere una famiglia di profughi come segno di un'autentica preparazione in vista del giubileo della misericordia.4+

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