Maestri: "I 5 Stelle prendano le distanze dalla caccia all'uomo". Pizzarotti: "Gravi insinuazioni"

"Ora, tanto si parla di Rodotà, ma occorre estrema chiarezza: Grillo lo ha usato come grimaldello per montare la polemica tra i nostri elettori, ma non ha mai voluto realmente condividere questa candidatura".

PATRIZIA MAESTRI: "GRILLO PRENDA LE DISTANZE DALLA CACCIA ALL'UOMO". L'appello a Beppe Grillo e al sindaco di Parma Federico Pizzarotti. “Chiedo a Beppe Grillo, e/o ai suoi esponenti più moderati come il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, di prendere le distanze da una situazione pericolosa come la caccia all’uomo scattata dopo l’elezione del presidente della Repubblica. In alternativa, il professore Stefano Rodotà indica una conferenza stampa per riportare i cittadini alla ragionevolezza, proprio in nome dei valori democratici e di sinistra dei quali è portatore”.

Patrizia Maestri, deputata del Pd di Parma, si rivolge così al Movimento 5 Stelle e al candidato espresso per il Colle, dopo l’ennesimo giorno di cronache preoccupanti. “Non lo nascondo: fra poche ore, alle 17, sarò a Roma per il giuramento di Napolitano e mi preparo ad arrivare nella Capitale non senza paura. Non sono un volto noto, non sarò inseguita e insultata per le strade, ma al momento dell’ingresso a Montecitorio spero che tutto fili liscio e che gli animi siano rasserenati. Vorrei fosse chiaro che non sono parole per speculare politicamente sui fatti di queste ultime 48 ore, ma un sincero stato d’animo, che mi sento di condividere con l’opinione pubblica e con il Movimento”.

“Le parole incendiarie volate sabato scorso hanno fatto da innesco ad una caccia all’uomo come quella che abbiamo visto nel video di Dario Franceschini, nel rischiato linciaggio di Stefano Fassina, negli insulti a Pippo Civati o nelle parole gravemente offensive – “mafiosa”, “puttana” e molto altro – all’indirizzo di una giovane collega modenese, uscita dalla Camera per parlare coi cittadini, poco dopo il voto. Solo alcuni esempi di una lista ben più lunga – spiega la Maestri –. Credo sia legittima la delusione per l’esito di un voto parlamentare, e lo dico da persona consapevole: ho il cuore pieno di rabbia per quei 101 infami che hanno affondato la corsa di Romano Prodi e con essa il mio partito.

Ma una cosa è la polemica aspra e forte, un’altra l’aggressione fisica e verbale. Non basta declassare un Golpe urlato nella concitazione della prima ora a “golpettino istituzionale furbo”. Occorre un intervento più radicale da parte di Grillo – auspica la deputata Pd –: anche se non la condivido, il Movimento 5 stelle può continuare la sua battaglia ma chieda lo stop ad ogni forma di violenza, si rivolga ai suoi militanti e parlamentari perché escano dalla zona grigia della provocazione.

Esagero? Riguardiamoci il video del capogruppo Crimi che urla “non la faremo passare liscia". Continuare a gettare benzina sul fuoco può rendere elettoralmente ma può anche trasformarsi in tragedia, spero che Grillo e i suoi ne siano consapevoli. Senza dubbio lo sa il professore Stefano Rodotà, nel cui nome hanno protestato in tanti e in tutt’Italia. Essendo tra quei pochi parlamentari che, dopo aver detto no a Marini e dopo il killeraggio di Prodi, ha chiesto anche ai suoi elettori di mobilitarsi sul web per creare un canale utile per Rodotà, credo di essere titolata a chiedere al professore– conclude la Maestri – di rivolgersi ai partiti, ai movimenti e ai cittadini, affinché la protesta legittima si sfoghi in forme pacifiche”.

PIZZAROTTI SU FACEBOOK. Trovo gravi le insinuazioni dell’Onorevole Maestri, come se a dissentire davanti a Montecitorio ci fossero stati soltanto attivisti Cinque Stelle: le reti tv hanno ampiamente dimostrato che in piazza erano presenti anche molti elettori della coalizione di centrosinistra, oltreché alcuni esponenti della sinistra extraparlamentare. Il Movimento si caratterizza per la sua idea di non-violenza: è stato ribadito da Beppe Grillo in conferenza stampa sabato mattina, è stato riconfermato dalla partecipata e pacifica manifestazione di domenica a Roma. È stato detto più volte che con la violenza, cosa diversa dalla protesta, non abbiamo nulla da spartire. Assumetevi piuttosto la responsabilità delle vostre scelte (o non-scelte), evitando di scaricare colpe ed oneri sugli altri.

CONTROREPLICA DELLA MAESTRI. Ho letto le repliche del sindaco Pizzarotti e del consigliere comunale Nuzzo al mio appello per porre fine agli episodi violenti di questi giorni e per chiedere un abbassamento dei toni che farebbe bene a tutti, per evitare il peggio. Non significa rinuncia alla protesta: ribadisco che i 5 stelle hanno tutto il diritto di andare in piazza o dove credono per quanto credono. Quel che più sorprende, è che due figure istituzionali come sono loro non abbiano sentito il bisogno di premettere ogni ragionamento con doverose parole di condanna per quello che è avvenuto o, almeno, con frasi di solidarietà per chi è stato insultato o accerchiato. Fassina come tanti altri. Una premessa semplice semplice, esperita la quale, Pizzarotti e Nuzzo avrebbero potuto tranquillamente ricordarmi – come hanno fatto – che tra gli esagitati in piazza c’erano tanti inferociti con la sinistra – comprese forze che non sono mai state alleate del Pd –, tanti delusi per le scelte suicide che io per prima ho imputato a chi ha tradito il mio partito. Pizzarotti e Nuzzo no, hanno voluto solo stabilire quote parte di esagitati, con una sorta di manuale Cencelli: c’erano i grillini alla manifestazione indetta da Grillo? Forse. Ma sicuramente c’era tanta sinistra. E allora, signori, di cosa stiamo parlando? Non chiedo la tessera a chi offende, importuna e minaccia. Gli dico che sbaglia. Punto. E se sbaglia in mezzo ad una piazza convocata da Grillo al grido di “golpe” e “tutti a Roma” chiedo ai padroni di casa di intervenire. Vale per tutti. Se Pizzarotti fosse stato aggredito ad una iniziativa del Pd, stia tranquillo che sarei stata la prima a condannare con rigore l’accaduto.

Elezione del presidente della Repubblica. Patrizia Maestri, parlamentare del Pd di Parma, dopo aver detto no al voto per Franco Marini ed aver sostenuto la candidatura di Romano Prodi, bocciata per i 100 'franchi tiratori' del Pd ha scelto di sostenere la ricandidatura di Giorgio Napolitano.

"Ho detto no a Franco Marini -dichiara Patrizia Maestri- per non arrestare la richiesta di cambiamento, ho coltivato il grande sogno di Romano Prodi presidente della Repubblica e ho fatto parte, dopo la vergogna dei 101 traditori, di chi ha cercato di rendere concreta l'opzione Rodotà. Oggi, di fronte al rischio di nuovi ed estenuanti giochini sulla pelle del Paese, ho scelto di votare la riconferma di Giorgio Napolitano, cui va il mio grazie per essersi reso disponibile a risolvere una crisi come mai aveva visto la Repubblica. Ho apprezzato Napolitano come presidente nel settennato precedente, e so che sarà garanzia contro ogni tentativo di deriva antidemocratica che si presenterà, da qualsiasi parte provenga.

Ma non posso dire che oggi abbiamo il presidente di cambiamento che tutti ci aspettavamo con Prodi, solo venerdì scorso. Abbiamo eletto un presidente che dovrà gestire la fase acuta della crisi economica e politica, senza il respiro di un intero mandato. Un limite, credo, cui fa contrappeso, però, la straordinaria forza di Napolitano di mettere a fuoco la strada per risolvere le emergenze nazionali. In tempi rapidi partirà un governo di scopo, cui Napolitano affiderà riforme radicali, specie in materia di lavoro. Con una precisazione doverosa: se il nuovo Governo andrà contro il programma e i nostri principi, la fiducia sarà messa in discussione.

Ora, tanto si parla di Rodotà, ma occorre estrema chiarezza: Grillo lo ha usato come grimaldello per montare la polemica tra i nostri elettori, ma non ha mai voluto realmente condividere questa candidatura. Lo abbiamo visto ieri: non c'erano i numeri per una convergenza massiccia del Pd su questa figura, men che meno dopo le urla di Grillo in piazza a Udine, poche ore dopo la caduta di Prodi. Poi, stamane, il placet autorevole di Matteo Renzi all'ipotesi di un Napolitano bis ha chiuso la partita. Un'ultima cosa: la carica dei 101 indegni che hanno fermato la candidatura di Prodi ha senza dubbio aperto un'autostrada al Movimento 5 Stelle, ma è agghiacciante il modo col quale Grillo ha usato la parola Golpe, annunciando una nuova marcia su Roma. Per cosa? Per contestare un risultato sgradito, ma buonissimo per la propaganda. Perché questo Grillo ha fatto nei tre giorni "presidenziali": propaganda. Spero che Rodotà se ne sia reso conto".

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