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Il presidio dei lavoratori davanti alla Provincia

Il presidio dei lavoratori davanti alla Provincia

Plasmon, sit-in sotto la pioggia: "No a mattanza di capitale umano"

Lavoratori in mobilitazione davanti alla sede della Provincia contro la notizia di 204 licenziamenti del gruppo in Italia di cui 36 a Ozzano. Scelte affrettate e inutili secondo le tre sigle sindacali che sperano in un cambio di rotta anche nell'incontro al Ministero

Non si sono fatti scoraggiare dalla pioggia e fischietti e bandiere alla mano con i cartelli affissi agli ombrelli i lavoratori della Plasmon di Ozzano in queste ore stanno dando vita a un presidio di protesta davanti alla sede della Provincia in occasione dell'indizione del tavolo istituzionale con i parlamentari e i sindaci del territorio. Due ore di assemblea sindacale e sei di sciopero per dire no ai 204 licenziamenti a livello nazionale comunicati dalla Plasmon, di cui 36 nello stabilimento di Ozzano. "Questa è un'azienda che negli ultimi tre anni ha già ridotto il suo organico da 300 dipendenti a 210 – sottolinea Fabrizio Affaticati Fai Cisl Parma –. Fino ad oggi sono state fatte azioni condivise a fronte di prospettive di sviluppo presentate dall'azienda, ma oggi il quadro è cambiato perchè sostanzialmente l'azienda ci annuncia il 25% di tagli di dipendenti senza motivarcelo e senza condividere assolutamente il piano sociale".

La Plasmon, controllata dalla multinazionale HJ Heinz Co.s, non risulta essere una società in crisi, ha un patrimonio che si aggira attorno a quasi un miliardo di euro e ha chiuso il 2012 con un utile netto pari a 34 milioni di euro. I sindacati che hanno indetto la mobilitazione non si spiegano le ragioni di queste scelte così improvvise. In realtà nei mesi scorsi è avvenuto un mutamento dell'assetto societario derivato dal fatto che a giugno Buffett e la 3G Capital hanno rilevato Heinz scaricandole un debito da 12,6 miliardi di dollari. Un'operazione che ha visto cadere a catena numerosi posti di lavoro, con l'annuncio del licenziamento di 1200 persone tra Usa, Canada, Regno Unito, Irlanda e resto d'Europa. "A oggi non esistono incontri preordinati se non quello di oggi a cui l'azienda ha già annunciato che non si presenterà e uno organizzato nella sede del Ministero per lo Sviluppo Economico previsto per 11 ottobre – sottolinea Giuseppe Finocchiaro, Flai Cgil Parma – . Si spera che per quella data l'azienda presenti un piano industriale vero, quel che ha presentato sinora è solo un piano di tagli. Ciò che preoccupa è che in un momento di crisi un'azienda che nel 2012 ha fatto un utile netto di 34 milioni di euro possa pensare di licenziare in questo modo".

Quanto chiesto a gran voce da sindacati e lavoratori è che l'azienda ripensi al piano e proponga investimenti invece di pensare a tagli fini a se stessi. "Non è pensabile che si acquisti un'azienda scaricandole i debiti e che quei debiti ricadano sulla forza lavoro. Speriamo che il Ministero ci siano risposte diverse rispetto a quelle che ha già proposto l'azienda", ribadisce Finocchiaro, Flai Cgil. Un atteggiamento non propenso al dialogo secondo le rappresentanze sindacali, ferme nel dire no a un piano che prevede licenziamenti senza pensare di intraprendere soluzioni alternative alla mobilità. "L'azienda sembra rigida e voler continuare il percorso di licenziamenti. Noi non possiamo accettare questo tipo di ragionamento e siamo qui per ribadire la nostra contrarietà – sottolinea Sergio D'Alba Uila Uil –. Abbiamo bisogno di un piano industriale serio. Con l'incontro di oggi alla presenza anche dei sindaci e dei parlamentari del territorio esprimeremo dissenso nei confronti di un piano che è contrario a ogni ragionamento di tipo economico anche perchè un piano industriale fatto solo di tagli per recuperare risorse è una cosa che non ci deve essere".

Davanti a una mobilitazione sotto la pioggia e un incontro in Provincia nella speranza di un cambio di rotta anche in sede ministeriale, nessuna intenzione di gettare la spugna e la volontà dei dipendenti di tenersi stretto il posto di lavoro per una scelta ritenuta ingiusta e immotivata, anche per le ripercussioni sociali in uno scenario già di per se critico: "Il Paese è in crisi, tutte le aziende sono in crisi, se tutte facessero così non ci sarebbero più attività in Italia – commenta Finocchiaro, Cgil–. Credo che una multinazionale abbia il compito di rispettare compiti non soltanto economici ma anche sociali". GUARDA IL VIDEO DEL SIT-IN IN PROVINCIA

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