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Cerca di sedare una rissa: agente della Penitenziaria aggredito in carcere

Nel tardo pomeriggio del 24 settembre il poliziotto è stato ferito al piede e ad una spalla dal ferro della porta della cella

Aggressione ai danni di un agente della Polizia Penitenziaria ieri 24 settembre all'interno del carcere di via Burla a Parma. Secondo le prime informazioni due detenuti avrebbero iniziato una collutazione tra loro e il poliziotto sarebbe rimasto ferito al piede e ad una spalla dal ferro della porta della cella: la prognosi dell'agente è di dieci giorni. 

La denuncia arriva da Errico Maiorisi, vice segretario regionale Sappe dell’Emilia Romagna: “Nel tardo pomeriggio di ieri per sedare una rissa tra alcuni detenuti magrebini, all’interno della sezione detentiva, un Agente è stato ferito al piede e ad una spalla dal ferro della porta della cella, mentre cercava di chiudere il detenuto nella camera detentiva per evitare ulteriori conseguenze, con una prognosi di dieci giorni. Inaccettabile: è sintomatico di una sistema di sicurezza interno farraginoso e inadeguato”.

La denuncia del Sappe

Errico Maiorisi e il Sappe tornano a denunciare le criticità del carcere di Parma dove l’apertura verso il sistema della vigilanza dinamica e del regime penitenziario ‘aperto’ a favore dei detenuti "fa venire meno i controlli della Polizia Penitenziaria. E’ da considerare che dopo questa svolta da parte della Direzione di Parma, ancora ci battiamo affinchè il personale di Polizia Penitenziaria, venga messo in condizioni di sicurezza, visto che ancora è rinchiuso all’interno della sezione con 50 detenuti liberi di passeggiare a contatto con l’Agente di sezione per molte ore al giorno". 

“E’ ancora da considerare rieducativo -prosegue Maiorisi- una pena detentiva che fa stare per molte ore al giorno i detenuti fuori dalle celle senza però fargli fare assolutamente nulla? Al superamento del concetto dello spazio di perimetrazione della cella e alla maggiore apertura per i detenuti deve associarsi la necessità che questi svolgano attività lavorativa e che il personale di Polizia Penitenziaria sia esentato da responsabilità derivanti da un servizio svolto in modo dinamico, che vuol dire porre in capo a un solo poliziotto quello che oggi fanno quattro o più agenti, a tutto discapito della sicurezza. Il dato oggettivo è che con la vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto gli eventi critici sono aumentati. Come dimostra l’incremento delle aggressioni ai nostri poliziotti in servizio negli istituti penitenziari di Parma, ai quali va la nostra vicinanza e solidarietà. Per quanto segnalato oltre a chiedere l’intervento dei vertici dell’Amministrazione Penitenziaria, il Sappe si costituirà già da subito come parte civile ai danni dell’Amministrazione penitenziaria per non aver garantito l’incolumità e la sicurezza della Polizia Penitenziaria ”.

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