Polo Sanitario, Legambiente: "No al consumo suolo, Comune indica un referendum"

Legambiente presenta alcune proposte alternative per la realizzazione del Polo sociosanitario Parma sud est, con o senza consumo di suolo e propone al Comune di avanzare diverse proposte e far decidere ai cittadini attraverso un referendum

Non è ancora troppo tardi per presentare proposte alternative e fare leva sul Comune affinchè vagli anche opzioni che evitino nuovo consumo di suolo e faccia scegliere ai cittadini cosa ritengono più giusto per la realizzazione del nuovo Polo socio-sanitario Parma sud est, all'indomani dell'approvazione dell'ordine del giorno in Consiglio Comunale. Questa la posizione di Legambiente Parma che stamane ha indetto una conferenza stampa in un luogo inusuale, nell'area commerciale dismessa di via Cicerone, per mostrare uno dei tanti esempi di ampie zone ormai intulizzate, a seguito di chiusure o fallimenti, che potrebbero essere riconvertite dall'Amministrazione Comunale per evitare la costruzione di nuovi edifici. Si tratta di una proposta di metodo e di merito, sottolinea il Presidente Legambiente Parma Francesco Dradi: "Chiediamo di innescare un processo di democrazia partecipata per fare in modo che siano i cittadini a scegliere tra la costruzione di un edificio in via XXIV Maggio, come noto, oppure recuperando edifici dismessi magari anche con abbattimento e ricostruzione, ma su aree già edificate".

Sulle modalità, Legambiente suggerisce al Comune di indire un referendum, "I 5 stelle ci insegnano, è possibile farlo in mille modi, anche online, purchè si dia la possibilità ai cittadini di scegliere cosa sia più importante, se consumare suolo in posti nuovi o se utilizzale immobili dismessi già presenti in città". Legambiente sottolinea anche che il finanziamento regionale di oltre 2.600.000 euro per la Casa della Salute e il Centro Dialisi Territoriale non ha una scadenza come sottolineato anche dalla consigliera regionale Gabriella Meo, che ha sottolineato che la Regione non prevede un'individuazione predefinita di un luogo in cui realizzare le opere e non ci sono vincoli temporali. Quella dell'area commerciale dismessa di via Cicerone solo una delle proposte di Legambiente, valutando la posizione, gli ampi spazi e il parcheggio di pertinenza, presa come esempio per presentare eventualmente proposte alternative. Si tratta di un'area commerciale chiusa per fallimento, 10.000 metri quadrati con un capannone, in un punto favorevole anche per i collegamenti bus.

"E' opportuno - sottolinea Dradi - che l'Amministrazione Comunale dia una spinta innovativa sul modo di fare politica, convocando la commissione urbanistica che con un percorso partecipato possa informare sulla reale metratura e cubatura del polo sociosanitario e delle sue pertinenze, specificare le funzioni irrinunciabili chieste dalla Regione e quelle accessorie di Ausl o altri enti". Sarebbe opportuno, secondo Legambiente Parma, sottolineare anche che il polo sociosanitario riguarderebbe la popolazione di Parma sud est e quindi non solo Lubiana ma anche Cittadella e San Prospero, in quest'ottica si allargherebbe decisamente lo sguardo sui luoghi nei quali ricercare spazi idonei. In tal senso, si potrebbe recuperare l'area dell'ex Demanio militare in via Sidoli e valutare anche una commutazione con il centro disabili di via Casaburi, ampio 2.300 metri quadrati ora non utilizzabile pienamente.

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"Si potrebbe investire le risorse per il polo sanitario per recuperare un altro edificio pubblico in altra zona, che diventerebbe un nuovo centro disabili. "Se qualcuno avesse da ridire sul cambio di destinazione fondi basta ricordare che Parma riuscì a ottenere 72 milioni per la metropolitana non realizzata e invece di utilizzarli per i trasporti sono stati spesi praticamente per tutto", sottolinea Dradi. Secondo un censimento realizzato dal professor Paolo Giandebiaggi ci sarebbero, solo nel quartiere Lubiana, almeno 50 immobili dismessi o vuoti, dei quali molti di metrature comprese tra 1000 e 2500 metri quadrati. "Chiediamo che il Comune ne preanda atto e riveda le proprie posizioni proponendo alternative e facendo poi decidere ai cittadini. Pensiamo sia una proposta di alto livello che guarda al futuro, che non cala dall'alto soluzioni già decise ma chiede la partecipazione ai cittadini".

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