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Poste Italiane, tagli in Regione: a Parma 50 addetti rischiano il posto

Allarme dei sindacati Cisl-Slp, Uil-Poste e Cgil-Slc per gli esuberi in vista: la nostra città sarà la terza più colpita in regione dopo Bologna e Modena: "E' una vera strage in termini occupazionali e sociali"

Tagli pesanti in vista per Poste Italiane. Parma sarà la terza città più colpita in Emilia-Romagna: 50 addetti rischiano di perdere il posto di lavoro. A dirlo i sindacati in una conferenza stampa congiunta di Cisl-Slp, Uil-Poste e Cgil-Slc. In Emilia-Romagna ci sono nel complesso 849 uffici postali. Il taglio di personale nelle 5 regioni sarà di circa 1.800 addetti: se venisse spalmato su tutta Italia porterebbe per i sindacati a 10.000 esuberi. Che tra l'altro, hanno aggiunto, non hanno nessuna copertura di ammortizzatori sociali. D'altra parte il taglio delle zone di consegna implicherà che meno postini dovranno portare più posta, con chiari effetti sulla qualità del recapito. Le provincie più colpite sono quella di Bologna, con 137 tagli di zona (eliminato il 21% delle zone di consegna, contro una media regionale del 15%), Modena con 73, Parma con 50, Piacenza e Ravenna con 32, Ferrara con 31, Reggio Emilia 30, Forlì 24 e Rimini con 22.

I sindacati hanno spiegato che non è ancora stata comunicata una mappatura precisa dei tagli degli uffici, né quindi è possibile capire quanto incideranno sulle zone terremotate. "E' una vera strage - sottolineano i sindacati -, sia in termini occupazionali, sia sociali, con alcune realtà montane che resteranno isolate, rischiando di creare cittadini e imprese di 'serie B'". Poste Italiane, hanno aggiunto, "é pur sempre un'azienda dello Stato e come tale non può non rendere conto ai cittadini" hanno aggiunto i sindacati, che chiedono l'apertura di un tavolo di confronto e l'intervento di istituzioni locali, prima fra tutte la Regione. "Sappiamo che la corrispondenza cala, ma Poste è una azienda in attivo che potrebbe investire sulla consegna dei pacchi, dove ha solo il 15-20% della quota di mercato" "Senza contare - hanno proseguito Cisl-Slp, Cgil-Slc e Uil-Poste - che in questo momento la nostra regione, duramente provata dai recenti eventi sismici, ha bisogno di interventi per poter ripristinare la produzione industriale duramente colpita.


Tagliare i servizi al cittadino e alle imprese, oltre ad essere un clamoroso autogol dal punto di vista economico, non sarebbe capito dalla popolazione già pesantemente provata". Al momento infatti degli 80 uffici che erano stati chiusi dopo il sisma del 29 maggio, solo 20 restano chiusi, il resto è stato dichiarato agibile o, come nel caso di una ventina di uffici, è stato ricollocato in container o in postazioni mobili su 4 ruote. "Non vorremmo arrivare al paradosso di averli aperti e doverli chiudere per la riorganizzazione" ha detto Alessio Festi della Cgil-Slc. "Noi - hanno concluso - ci opporremo con tutte le nostre forze a tagli indiscriminati. Metteremo in campo tutta una serie di iniziative per sensibilizzare l'opinione pubblica, ma se non dovessimo arrivare a risultati siamo pronti allo sciopero".

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