Essere poveri a Parma, Martuscello (Pane e Vita): "Il Comune non fa niente"

Il presidente dell'associazione che porta cibo, coperte e solidarietà agli emarginati, racconta di un'altra città, segnata dal disagio sociale. "C'è la Caritas, ma ciò che manca è un sostegno sociale laico"

L'altra faccia di Parma. Qui, in stanzoni minimali dove conta solo stare al coperto e avere un pasto caldo, almeno quello. Qui, dove sono tanti gli immigrati, i senza lavoro, i senza tetto, ma sono anche tanti gli stessi parmigiani che, trovatisi in situazioni di indigenza, non hanno altre possibilità. Volti rassegnati, poche parole, realtà diverse, espressioni invecchiate dalla vita anche solo a vent'anni. Dai racconti di alcuni volontari emerge la difficoltà di fornire aiuti, non limitati unicamente all'offrire una minestra, poichè, spesso, si tratta di persone con un passato difficile che, sentendosi scarti della società, sfogano malessere anche attraverso la violenza.

Sono tanti i servizi per chi non ha niente: un luogo dove dormire, dove lavarsi, dove mangiare, dove curarsi e dove essere ascoltato. Emerge, però, come in molti non ne usufruiscano a sufficienza, per motivi non relegati unicamente alla mancanza di informazioni in merito. Spesso mossi dalla paura se immigrati, temono di subire conseguenze, in mancanza di documenti in regola.  Notevole lo sforzo di chi collabora in queste strutture o unendosi in associazioni, offrendosi anzitutto come sostegno psicologico. Ci si può capire con poco, come dimostrano, ad esempio, i volontari dell'associazione Pane e Vita, che ogni ogni martedì e giovedì sera girano Parma per due ore con un camper donando "cibo, coperte e solidarietà".

"Partiamo dalla Stazione e poi facciamo un giro nelle zone più critiche. Principalmente ci autofinanziamo, a partire dal camper – afferma Luigi Martuscello, Associazione Pane e Vita –. Abbiamo iniziato quattro anni fa, distribuivamo i pasti della domenica, visto che era il giorno in cui le mense erano chiuse. Ora che non è più così, ci siamo concentrati sulle unità di strada. Diamo da mangiare a circa cinquanta persone a sera, di cui quaranta dormono per strada, ormai li conosciamo quasi tutti. Gente dell'Est, nordafricani, sudafricani e italiani. Poche le donne, per fortuna. Gli italiani hanno in media trenta, quarant'anni. Qualcuno arriva da situazioni itineranti, altri hanno perso il lavoro e non riescono a pagare l'affitto. Ci sono gli emarginati di lunga data. Poi c'è chi ha problemi con il permesso di soggiorno e deve lavorare in nero, quindi, automaticamente, ha difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro. Cerchiamo sempre un rapporto confidenziale, proprio per dar loro anche un supporto morale, generalmente ci riusciamo, a parte i casi di chi beve e diventa violento".

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Necessario riflettere sul forte divario tra la Parma bene e le realtà di uno stanzone qualsiasi di una mensa dei poveri. Stride con la movida, stride con i nuovi centri commerciali che spuntano come funghi, e con la continua volontà di creare nuovi spazi di aggregazione e socializzazione, come motivi per la riqualificazione di qualche piazzale.
Amara la riflessione di Martuscello riguardo la necessità di ottenere aiuti esterni. "Il Comune non fa praticamente niente. Sì, ci sono dormitori e altri servizi, ma le mense sono della Caritas. Ciò che davvero manca è un sostegno sociale laico".

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