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Contro il precariato: in piazza verso lo sciopero generale del 6 maggio

Da Parma un grido di allarme contro la precarietà occupazionale, che non riguarda solo i giovani ma quanti, perdendo il lavoro, sono costretti ad accettare condizioni svantaggiose e al limite della legalità

La vita non aspetta, il motto di un corteo che chiede a gran voce spazio, dignità, l'adeguata considerazione che enti pubblici, istituzioni, università dovrebbero dare alle risorse umane in Italia. Striscioni, messaggi di speranza e solidarietà, questi gli intenti del collettivo degli Studenti Autonomi in Movimento nella “Giornata del precario”. E' solo l'inizio, commentano i manifestanti, rappresentando il desiderio di far capire alla politica, in particolar modo al Governo nazionale, quanto sia forte e accesa la voglia di riscatto da un sistema che “si approfitta e cerca di schiacciare i lavoratori se non sanno difendersi o non hanno alternativa”.

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L'obiettivo di sensibilizzazione e di protesta giungerà al suo culmine nello sciopero generale del 6 maggio, dalla frase simbolo “Si legge sciopero, si urla democrazia”.  
Precari “sfruttati”, costretti spesso a lavorare con retribuzioni minime o inesistenti per mesi, prima dell'eventuale assunzione o della sostituzione con un altro lavoratore nelle medesime condizioni. Espressa nelle parole e nei messaggi la voglia di vedere una realtà diversa, che dipenda finalmente dalla meritocrazia, e non più unicamente dal clientelismo, per dare realmente a tutti la possibilità di studiare, crescere e investire sul futuro con la garanzia di un paese che investa nella cultura, nella ricerca. Il collettivo, partito da via Gramsci, ha percorso con gli striscioni via D'Azeglio per poi unirsi al presidio “Il nostro tempo è adesso”, in piazzale Corridoni.

Sulla scia del “Se non ora, quando?, la costante del tempo e della necessità di non farlo passare supinamente, appare con il simbolo di una sveglia, di tante sveglie, fatte suonare contemporaneamente per dire, provocatoriamente, che è il momento di agire.  “Questo Governo, e le leggi che sta facendo, indeboliscono tantissimo la condizione dei lavoratori, e dei giovani che intendono inserirsi nel mercato - afferma Matteo Galloni, gruppo giovani Cgil -. Ci sono le regole, ma ci sono anche dei rapporti di forza che indeboliscono, e spesso i giovani sono poco consapevoli di quello che gli sta capitando, quindi magari non sanno con quali condizioni stanno lavorando, credono di avere dei diritti per scontati ma non è così. Ci sono situazioni di bisogno, ma anche ignoranza e il mix è micidiale. E la sveglia non è solo per quelli a cui ci rivolgiamo, la classe dirigente, è anche per noi stessi, che un domani dovremmo diventare la classe dirigente”.

In una situazione simile ci si chiede se, nel piccolo le istituzioni locali possano fornire aiuti concreti, senza pretendere stravolgimenti nel sistema. “Le istituzioni possono agire  - risponde Galloni - soprattutto sull'informazione e sulla creazione di una consapevolezza nei più giovani, sul tema dei diritti e sull'occupazione, su questioni di fondo ma anche sulle politiche del lavoro maggiormente adeguate. I Centri per l'Impiego funzionano, ma si potrebbe fare anche di più. Oltre a dare spazi per costituire consapevolezza bisogna fare informazione, perchè siamo in una città in cui a livello comunale funziona molto l'immagine, funziona molto l'evento, ma ci deve essere anche la sostanza. Ai giovani non servono solo gli eventi, anche questo lo è, ma non è solo un evento, vuole essere un percorso, che parte da uno stimolo per giungere, il 6 maggio, a una protesta legittima e civile”.
 

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