Prefabbricati Parma: nulla di fatto, scatta la Cassa integrazione

Un incontro istituzionale terminato con un nulla di fatto e la cassa integrazione per impiegati ora estesa anche agli operai. Toscani: "Azienda dica come gestirà 7 milioni di commesse residue"

I lavoratori della Prefabbricati Parma davanti alla sede di Colorno foto: Alice Pisu/ParmaToday

Si è concluso con un nulla di fatto e con la firma di un verbale di mancato accordo il tavolo di crisi aperto in Provincia con un incontro il 13 marzo scorso alla presenza dei vertici della Prefabbricati Parma e delle rappresentanze sindacali dei lavoratori. Dopo la richiesta da parte dell'azienda di un concordato, la cassa integrazione per gli impiegati ora estesa anche agli operai. Timori crescenti per il futuro occupazionale dei quasi 50 dipendenti dell'azienda con sede a Colorno anche per quella che le rappresentanze sindacati hanno definito poca chiarezza nelle intenzioni dei vertici dell'azienda, in particolar modo per le modalità di pagamento delle mensilità arretrate.

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Nessun accordo sulle proposte presentate dalle rappresentanze sindacali su ammortizzatori sociali e su misure per la tutela dei lavoratori in attesa di salario, sottolinea Mauro Toscani, Filca Cisl: "Non abbiamo trovato una quadra, sono partiti con la cassa integrazione, avevano detto che avrebbe riguardato solo gli impiegati invece è stata estesa anche agli operai che lavorano nella produzione. Vogliamo sapere in che modo i vertici dell'azienda intendono gestire i 7 milioni di commesse residue se si ritira la forza lavoro dalla produzione".

Tra gli obiettivi delle rappresentanze sindacali quello di chiedere un nuovo incontro con la dirigenza per discutere sul piano di ristrutturazione dell'azienda: "Vogliamo capire quale piano presenteranno in Tribunale, se intendono ridurre il personale, se vogliono esternalizzare alcune fasi della produzione e quali e se sono considerati in esubero anche i lavoratori addetti alla produzione o gli impiegati negli uffici". Una situazione difficile con pesanti ricadute sociali per i dipendenti e le rispettive famiglie, ragione per la quale i lavoratori e i loro rappresentanti non intendono arrendersi ma proseguire nella difesa del posto di lavoro e dei propri diritti. "Lo stato di agitazione è ancora aperto - sottolinea Toscani - attendiamo di avere un incontro nel giro di qualche giorno con la direzione dell'azienda ma siamo pronti a proseguire con altre iniziative di protesta se si dovesse giungere a un altro nulla di fatto".

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