Strage di Lampedusa, migranti in piazza: "Dove sono i nostri figli?"

Sotto i Portici del grano migranti e associazioni ricordano le vittime innocenti degli sbarchi e chiedono maggior ascolto dalle istituzioni. Circa 70 persone hanno risposto all'appello delle associazioni e hanno portato striscioni, cartelli e candele

"Dove sono i nostri figli?" Su uno degli striscioni portati in piazza Garibaldi oggi pomeriggio c'è tutta la rabbia per i migranti morti in mare al largo di Lampedusa. Molti dei migranti presenti per il presidio sono arrivati in Italia su barconi come quello della tragedia. Oggi tutti ricordano ma, secondo i presenti in piazza, l'attenzione sui migranti e il diritto d'asilo non e' abbastanza.

Circa 100 persone hanno risposto all'appello delle associazioni e hanno portato striscioni, cartelli a anche candele perche' oggi il cordoglio e' il sentimento principale. Per i propri fratelli e connazionali e per tutte le vittime dell'immigrazione. E così raccontano le loro storie: chi è arrivato qui in cerca di lavoro, chi è rifugiato politico ma non ha la sicurezza che, secondo le leggi internazionali, dovrebbe avere: casa e lavoro. Nessuno ha il sorriso in volto: la strage li ha colpiti. 'Potevamo essere noi' dicono. Alcuni dei tanti immigrati che anche a Parma vivono con difficoltà una condizione difficile, spesso di esclusione. 

Un ragazzo eritreo ci racconta la sua storia: è arrivato in Italia nel 2008 dopo un viaggio su un barcone. "Ma sono sopravvissuto". Ora vive a Parma in un dormitorio: il lavoro manca così come la casa. Chiede al Governo e al presidente della Repubblica di avere più attenzione nei confronti dei rifugiati politici come lui e si appella ai suoi connazionali: "Non venite in Italia via mare, è pericoloso e non regolare. Rischiate la vita". "Noi vorremo vivere come gli altri, chiediamo solo di avere gli stessi diritti". 

VIDEO: L'APPELLO DI UN GIOVANE ERITREO

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"In una tragica giornata di lutto nazionale -denuncia Alberto Marzucchi della Rete Dormire Fuori- in cui si ricordano gli ultimi morti innocenti dell'ultimo approdo di rifugiati in Italia il Comune di Parma mette a disposizione dei sopravvissuti le proprie strutture di accoglienza: tre casolari abbandonati alla periferia della città, alcuni spazi nei dintorni della stazione ferroviaria, alcuni spazi nel parco Ducale (tempo permettendo), alcuni spazi nel portico di accesso ai musei della Pilotta (posto consigliato a chi può permettersi il pagamento dell'eventuale multa), cinque letti presso il dormitorio comunale di strada S. Margherita (ma occorre prenotare prima di iniziare il percorso dai luoghi di origine poichè le prenotazioni sono già 30. Restano inaccessibli per gran parte dell'anno: il dormitorio comunale del Cornocchio, utilizzabile solamente in caso di emergenza, il dormitorio della Caritas, il convento dell'Annunziata, il seminario Maggiore, il convento della chiesa di Sant Antonio". 
 

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