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Francesco Ceccarelli e Alessio Pedrazzini

Francesco Ceccarelli e Alessio Pedrazzini

Al Maggiore il primo intervento al polso con protesi in carbonio

L’intervento ad elevata complessità è stato effettuato dal chirurgo ortopedico Alessio Pedrazzini, afferente alla struttura Patologia dell’apparato locomotore, diretta da Francesco Ceccarelli

Nei giorni scorsi è stato eseguito all’ospedale Maggiore il primo intervento realizzato a Parma di protesizzazione dello scafoide, il piccolo osso carpale indispensabile per il movimento e la stabilità del polso, sostituito con un impianto di carbonio pirolitico.

L’intervento ad elevata complessità è eseguito nei centri specializzati in chirurgia della mano. Presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma è stato effettuato dal chirurgo ortopedico Alessio Pedrazzini, afferente alla struttura Patologia dell’apparato locomotore, diretta da Francesco Ceccarelli.

Il paziente è un ventitreenne affetto da necrosi prossimale dello scafoide carpale, a seguito di una frattura riportata sei anni fa e trattata in altro ospedale, con evoluzione negativa. Il giovane accusava forte dolore al polso e impotenza funzionale progressiva, al punto di svolgere con grande difficoltà il proprio lavoro di autista. L’intervento è stato eseguito per ottenere un miglioramento generale e progressivo della funzionalità del polso e della mano, anche se occorreranno ancora alcuni mesi per concludere il decorso post-operatorio.

Lo scafoide è un osso di piccole dimensioni, indispensabile per la biomeccanica del polso; per la peculiare conformazione e la fisiologica precaria vascolarizzazione, la sua frattura non sempre ha un buona risoluzione. Può capitare, infatti che, a seguito della frattura, il polo prossimale dello scafoide non riceva più sangue e vada in necrosi.

L’impianto della protesi rappresenta oggi una valida alternativa all’intervento maggiormente invalidante di carpectomia, cioè l’asportazione chirurgica della prima filiera carpale, ed è consigliabile quanto le terapie non chirurgiche non abbiano migliorato il dolore e la funzionalità del polso.

“L’intervento – spiega il prof. Ceccarelli - è stato realizzato dopo un accurato studio del paziente, tenendo conto del tipo di lesione, dell’età e della professione del giovane, tutti elementi che influenzano la scelta nell’ambito del rapporto rischio-beneficio”.

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