Cronaca

Processo Bonsu, condanna per tutti gli imputati: il Comune non pagherà

Dopo alcune ore di camera di consiglio il giudice Paolo Scippa ha letto il verdetto in aula: condanne per gli otto vigili coinvolti, pene minori rispetto alla richiesta della Pm Roberta Licci. Il Comune non dovrà risarcire

Il processo Bonsu, dopo tre anni dal pestaggio del ragazzo ghanese, avvenuto il 29 settembre 2008, è arrivato ad un primo punto fermo. Il giudice Paolo Scippa, dopo alcune ora di camera di consiglio, ha letto la sentenza di primo grado. Tutti gli imputati sono stati condannati a pene inferiori a quelle richieste dalla Pm Roberta Licci ma comunque di una certa rilevanza. Simona Fabbri è stata condannata a 7 anni e 6 mesi, Stefania Spotti a 6 anni e 8 mesi, Giorgio Albertini a 4 anni e 7 mesi, Andrea Sinisi a 4 anni e 9 mesi, Marco De Blasi a 3 anni e 4 mesi, Graziano Cicinato a 2 anni con pena sospesa, Mirko Cremonini a 3 anni e 6 mesi, Pasquale Fratantuono a 7 anni e 9 mesi.

Il Comune non dovrà pagare: il risarcimento di 135 mila euro sarà diviso tra tutti i vigili coinvolti. E' stata riconosciuta l'aggravante di razzismo. La pena più consistente è stata pronunciata nei confronti di Pasquale Fratantuono, l'agente ritratto nella fotografia 'trofeo' che fu trovata nel corso di indagini sul suo computer di servizio; nell'immagine compariva assieme a Bonsu che aveva l'occhio sinistro vistosamente tumefatto. Per lui una condanna a sette anni e nove mesi, con interdizione in perpetuo dai pubblici uffici. Sette anni e sei mesi di carcere, invece, per Simona Fabbri, commissario capo della Municipale di Parma e vice comandante del Corpo all'epoca dei fatti.

IL RACCONTO-SHOCK DI EMMANUEL
 

Sei anni e otto mesi, per Stefania Spotti, ispettore capo della Municipale, con compiti di coordinamento dell'operazione antidroga che portò all'arresto del giovane ghanese; anche per lei interdizione in perpetuo ai pubblici uffici. Tre anni e sei mesi per Mirko Cremonini, l'agente che insieme a Pasquale Fratantuono condivideva l'aggravante razziale nel corso del processo. Anche per lui interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Tre anni e quattro mesi per Marco De Blasi, un altro degli agenti alla sbarra, che è stato interdetto dai pubblici uffici per la durata di cinque anni. Quattro anni e nove mesi per Andrea Sinisi, interdetto per di cinque anni. Quattro anni e sette mesi per Giorgio Albertini, anche per lui interdizione quinquennale.

Pena lievissima, invece, per Graziano Cicinato, l'unico agente nei confronti del quale il tribunale di Parma ha pronunciato assoluzioni per la maggior parte dei capi di imputazione contestati. Cicinato è stato condannato a due anni, pena sospesa, in ragione della condizionale. Molto delusa la parte civile, che rappresentava la famiglia Bonsu, che si è vista sì riconoscere un diritto al risarcimento del danno e una provvisionale di 135 mila euro, ma si è vista respingere dal tribunale la richiesta di considerare il Comune di Parma responsabile civile per quanto accaduto al ragazzo. Significa che la provvisionale e gli eventuali danni ulteriori che dovranno essere determinati nel corso di un procedimento civile non sarà pagata dall'Amministrazione cittadina di parma in solido con gli imputati, ma da questi ultimi solo.

Si è detto 'perplesso' l'avvocato Lorenzo Trucco, uno dei legali di Emmanuel Bonsu, di fronte alla sentenza del giudice Paolo Scippa che ha rigettato la richiesta della parte civile di ritenere il Comune di Parma. Alex Bonsu, papà di Emmanuel, è invece "soddisfatto: perché è stata dimostrata l'innocenza di mio figlio da tutte le accuse che i vigili gli avevano fatto". Perplessa anche l'altra legale di Emmanuel, Maria Rosaria Nicoletti: "La sentenza non mi convince in punto di esclusione della responsabilità del Comune. Aspettiamo di leggere la motivazione, senza escludere che sul punto possa essere presentato ricorso".

Il legale del Comune di Parma, Pierluigi Collura, non si sente invece vincitore: "Sarebbe stato molto meglio che questo fatto non si fosse mai verificato. Per tutti: per Bonsu, per la sua famiglia, per i vigili e per la città. Sono convinto della tesi che ho sostenuto in aula. La vicenda ha rappresentato una frattura del rapporto organico esistente tra i vigili che hanno operato e l'amministrazione cittadina".

 

 

 

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