Processo 'Grimilnde', nuovo colpo al clan Grande Aracri: i 'parmigiani' coinvolti

Le richieste di pena formulate dal pubblico ministero Beatrice Ronchi, pari a 264 anni di carcere totali

Foto - Ansa

Nuovo pesante colpo alle cosche di 'ndrangheta radicate in Emilia. Arriva da Bologna dove oggi e' stata emessa la sentenza di primo grado nei confronti dei 48 imputati che hanno scelto il rito abbreviato del processo "Grimilde", partito dopo l'inchiesta di fine giugno 2019, mentre il rito ordinario (con altri 22 imputati) iniziera' a Reggio Emilia il 16 dicembre. Nel processo, che come scritto dal gip di Bologna Alberto Ziroldi nell'ordinanza di custodia cautelare verte "sulle vicende riconducibili alla famiglia Grande Aracri di Brescello, le cui attivita' illecite, radicate nel campo economico ma non solo in quello, si sono snodate per piu' di un decennio, giungendo di fatto all'attualita'", sono state per la maggior parte confermate (salvo qualche prescrizione) le richieste di pena formulate dal pubblico ministero Beatrice Ronchi, pari a 264 anni di carcere totali.

Le figure chiave dell'inchiesta sono Francesco Grande Aracri, fratello del boss di Cutro Nicolino, e i suoi figli Paolo e Salvatore, accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso. Con gli altri imputati, rispondono a vario titolo anche di estorsione, trasferimento fraudolento di valori, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, danneggiamento e truffa aggravata. Salvatore Grande Aracri, 40 anni, soprannominato il "calamaro" per l'indole tentacolare nel fare affari in tanti e disparati campi (dal settore edile e della ristorazione ai trasporti, fino all'imprenditoria agricola) e' stato condannato a 20 anni. Confermata quindi la richiesta di pena -la piu' pesante- avanzata dal Pubblico ministero. Condannato a 20 anni anche Giuseppe Caruso, ex presidente del Consiglio comunale di Piacenza ed esponente di Fratelli d'Italia, per cui la richiesta di pena era stata di 15 anni e 10 mesi. I fatti contestati all'ex politico sono dunque stati giudicati in modo piu' severo. Caruso, all'epoca dei fatti funzionario dell'Agenzia nazionale della Dogana, avrebbe in quel ruolo facilitato la cosca, aiutandola anche ad accedere a fondi europei in ambito agricolo. Nel processo che si terra' a Reggio Emilia sono alla sbarra come imputati anche Francesco Grande Aracri e l'altro figlio Paolo.

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