Processo telematico, Tribunali impreparati. Giorgi: "Ritardi che pesano sui cittadini"

La promessa era quella di garantire una giustizia più veloce, trasferendo sul digitale pratiche finora affidate alla carta. Ma a poco più di un mese dalla sua entrata in vigore il Processo Civile Telematico sembra ancora in alto mare

La promessa era quella di garantire una giustizia più veloce, trasferendo sul digitale una lunga serie di pratiche finora affidate alla carta. A poco più di un mese dalla sua entrata in vigore, prevista per il 30 giugno, il Processo Civile Telematico sembra però ancora in alto mare. A rivelarlo è un report diffuso dall’Associazione Italiana Giovani Avvocati (AIGA) nel corso de #lanuovagiustizi@, prima Conferenza nazionale sull’Ordinamento Giudiziario, che oggi e domani riunisce a Parma oltre 300 giovani legali.
I dati della rilevazione, condotta su un campione di 80 Tribunali italiani, equamente distribuiti su tutto il territorio nazionale, testimoniano una diffusione non omogenea del Processo Civile Telematico sul territorio nazionale: un’Italia tagliata in due, dove casi di eccellenza e casi disperati sono distribuiti in maniera tutto sommato uniforme tra Nord, Centro e Sud.

IMPOSSIBILE CHE LA SCADENZA DEL 30 GIUGNO VENGA RISPETTATA
Ancor più preoccupante è una adozione dei servizi previsti dal Processo Civile Telematico “a macchia di leopardo” che rende momentaneamente zoppo il PCT stesso, tanto da far legittimamente ritenere impraticabile l’effettivo avvio alla data del 30 giugno 2014 dell’obbligo del deposito telematico degli atti in sede civile.
Per fare un esempio, in alcuni Tribunali sia possibile il deposito di un ricorso per ingiunzione e il pagamento telematico delle spese relative, ma non l’emissione del relativo decreto: l’avvocato potrà dunque evitare di recarsi in Tribunale soltanto per le prime due pratiche, mentre gli toccherà un passaggio in Cancelleria per concludere la procedura. Lo snellimento, insomma, è limitato. A tutto danno del cittadino, che continuerà a sopportare il peso di una giustizia lenta e, in ultima istanza, meno giusta.

LA PRESIDENTE AIGA: SERVE L’IMPEGNO DI AVVOCATI, MAGISTRATI, AMMINISTRATIVI
«Il Processo Civile Telematico – sottolinea la presidente di AIGA Nicoletta Giorgi – può rappresentare un cambiamento epocale nel sistema giustizia, capace di incidere nell’impostazione culturale degli operatori di diritto. Proprio la grande portata di questo cambiamento sta incidendo sulle tempistiche di avvio e di evoluzione: purtroppo alla data del 30 giugno non sarà possibile assistere all’avvio omogeneo del PCT su tutto il territorio nazionale». Ma è tempo che chi deve intervenire lo faccia al più presto: «Noi crediamo fortemente – continua la presidente Giorgi – nella necessità di vincere questa sfida: il processo civile telematico porterà maggiore produttività, minori costi e più trasparenza. L’impegno per il suo avvio non grava però solo sull’avvocatura ma anche sui magistrati e sul personale amministrativo. È una questione di responsabilità verso i cittadini portare la Giustizia sulla strada della digitalizzazione».

TROPPO “OTTIMISTICI” I DATI DIFFUSI DAL MINISTERO SULL’APPLICAZIONE DEL PCT
«Nel mese dicembre 2013 – spiega Luigi Martin, Responsabile nazionale AIGA per il PCT e curatore dello studio – il Ministero della Giustizia, pubblicava un documento informativo finalizzato a diffondere i dati relativi alla diffusione dei servizi telematici nell’ambito del processo civile, tra cui i depositi telematici, che sarebbero diventati obbligatori per tutti i Tribunali entro il 30 giugno 2014». Sulla base di questi dati risultava che, con riferimento al deposito telematico degli atti, i Tribunali segnalati come “attivati” per la fase monitoria erano 86 su 140 (61,43%), per la fase esecutiva 47 su 140 (33,57%), per gli atti di merito endoprocedimentali 53 su 140 (37,86%). «La realtà dei fatti, basata sull’esperienza di chi il mestiere dell’avvocato lo svolge in prima linea, risultava tuttavia ben diversa e si faticava a comprendere quali fossero effettivamente i Tribunali in cui i depositi telematici erano concretamente praticati. Infatti si rilevava che, pur essendo molti Tribunali “attivati”, in forza di apposito decreto Ministeriale, in realtà i depositi telematici erano soltanto una chimera. Si è quindi accertato che molto spesso, al di là del formale provvedimento autorizzativo, il deposito telematico rimaneva inattuato per molteplici motivi, i più disparati», spiega Martin.

LA RICERCA CONDOTTA DA AIGA: UNA FOTOGRAFIA VERITIERA
Per questo AIGA, forte della sua capillare presenza su tutto il territorio nazionale, ha quindi deciso di svolgere una propria analisi, autonoma ed indipendente, ponendo quesiti specifici ai propri referenti di sezione in merito all’effettivo stato di attivazione dei depositi telematici e degli altri servizi connessi al PCT.
I dati raccolti hanno dimostrato che le informazioni fornite dal Ministero, seppur conformi poiché allineate al dato formale dei decreti di attivazione, non rappresentavano correttamente il concreto stato di utilizzo da parte dei singoli Tribunali delle procedure di deposito telematico.

I PRINCIPALI RISULTATI DELLA RICERCA AIGA SUL PCT

FASE MONITORIA: PRONTI APPENA 36 TRIBUNALI SU 100
Con riferimento alla fase monitoria emerge infatti che, i Tribunali che permettono, non solo il deposito del ricorso per ingiunzione, ma anche il pagamento telematico delle relative spese e concludono la procedura con l’emissione del decreto rappresentano a livello nazionale circa il 36% dei Tribunali contro un dato formale di attivazione che individua come “attivati” il 61,43% degli stessi.

FASE DI MERITO: SOLO IL 16% DEI TRIBUNALI LA PUÒ GESTIRE DIGITALMENTE
Con riferimento alla fase di merito ed al deposito degli atti endoprocessuali è emerso che i Tribunali che permettono il pagamento del contributo unificato telematico ed il deposito degli atti di merito (atto introduttivo, memorie istruttorie e conclusionali) sono circa il 16% del Tribunali, contro il 37,86% dei Tribunali cosiddetti “attivati”. La percentuale migliora se si considera esclusivamente il pagamento del contributo unificato ed il deposito dei soli atti endoprocedimentali, in questo caso i Tribunali che in concreto permettono il deposito salgono al 31%, dato che resta sempre inferiore al 37,86%.

AMBITO ESECUTIVO MOBILIARE: IN REGOLA POCO PIÚ DI UN TRIBUNALE SU 10
In ambito esecutivo mobiliare i Tribunali che effettivamente permettono il deposito telematico dell’istanza di vendita ed il pagamento del contributo unificato rappresentano il 13% del totale, mentre in ambito esecutivo immobiliare la percentuale dei Tribunali che permettono il deposito telematico dell’atto di pignoramento, dell’istanza di vendita ed il pagamento del contributo unificato arrivano al 16%. Dati che si collocano molto distanti da quel 33,57% che rappresenta i Tribunali “attivati” per dette fasi.

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SEPARAZIONI CONSENSUALI POSSIBILI SOLO NEL 15% DEI CASI
Infine con riferimento ai procedimenti di volontaria giurisdizione ed in particolare alla separazione consensuale dei coniugi, l’analisi ha evidenziato che solo il 15% dei Tribunali italiani permette il deposito telematico dei relativi atti.

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