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Da Benin City ai marciapiedi di Parma: due giovanissime 'schiave' fanno arrestare i loro sfruttatori

L'indagine è partita dalle denunce di due giovani migranti che hanno vissuto l'inferno ma non hanno abbassato la testa. Una 34enne è stata arrestata a Parma, un 36enne a Ferrara

NOTA DELLA PROCURA DI CATANIA - Nei giorni scorsi, in esecuzione del decreto di fermo emesso in data 6.2.2017 dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Catania e di una ordinanza emessa in data 23.2.2017 dal Gip di Catania su richiesta della predetta Direzione, personale della Polizia di Stato -Squadra Mobile di Catania, in collaborazione con personale delle Squadre Mobili di Ferrara e Parma - ha tratto in arresto: AIGBEDO Asiruwa (cl. 1981), inteso “Assy”, tratto in arresto a Ferrara, AGHIMEN Sylvia (cl. 1983), intesa “Olivia”, tratta in arresto a Parma, ritenuti responsabili dei reati di tratta di persone e di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ai danni di giovanissime cittadine nigeriane, con le aggravanti di avere esposto a pericolo la vita e l’incolumità delle persone trasportate - facendole imbarcare su natanti occupati da numerosi migranti privi di ogni necessaria dotazione di sicurezza - e di avere agito al fine di reclutare persone da destinare alla prostituzione o, comunque, allo sfruttamento sessuale ed al fine di trarne profitto.

Il provvedimento restrittivo accoglie gli esiti di un’articolata attività investigativa di tipo tecnico, coordinata dalla locale D.D.A. ed avviata dalla Squadra Mobile di Catania - Sezione Criminalità Straniera e Prostituzione - a seguito della denuncia presentata agli inizi del mese di marzo 2016 da una giovane donna nigeriana, “Benedetta” - nome di fantasia, n.d.r .- la quale aveva riferito plurimi dettagli in ordine al viaggio compiuto per raggiungere l’Italia, specificando di esser stata allettata dalla falsa possibilità prospettatale di raggiungere l’Europa per poter studiare, evenienza irrealizzabile nel paese di origine a causa delle condizioni di estrema indigenza del nucleo familiare di appartenenza. 

La vittima aveva, quindi,  accettato la proposta di una donna, tale Precious, di raggiungere il fratello di essa residente in Italia e, dopo esser stata sottoposta a rito voodoo, aveva  iniziato il viaggio,  unitamente ad altre 13 giovani donne nigeriane, soggiornando per una settimana presso un’abitazione di Benin City; quindi, a bordo di pullman, aveva  raggiunto la Libia, esattamente la città di Zwara, ove era rimasta per circa un mese in un appartamento. Successivamente, unitamente ad altre cinque connazionali, era stata condotta presso altra abitazione e consegnata ad uomini arabi: la giovane vi aveva soggiornato per una settimana, subendo vessazioni e ripetute violenze sessuali ad opera di soggetti libici. Decorso tale lasso di tempo, era stata prelevata e condotta in una vicina spiaggia dalla quale, a bordo di un gommone, si era imbarcata alla volta dell’Italia a bordo di un gommone occupato da numerosi migranti e, pertanto, ad alto rischio di naufragio:  il natante era stato  soccorso in alto mare e la giovane, giunta in Sicilia, collocata presso il C.A.R.A. di Mineo (CT). LA DENUNCIA DELLE DUE MIGRANTI

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