Protesi mammarie pericolose, a Parma 15 casi. Corradi: "Rimuovetele"

Il consigliere leghista ha chiesto che la Regione si uniformi "al principio di precauzione, consentendo a tutte le interessate la possibilità di rimuovere le protesi"

Protesi al silicone

Sono solo 331 in Emilia-Romagna le protesi mammarie della ditta francese sotto accusa per aver usato silicone industriale, così il consigliere regionale leghista Roberto Corradi chiede che la Regione si uniformi "al principio di precauzione, consentendo a tutte le interessate la possibilità di rimuovere le protesi".

Presentando una risoluzione per sollecitare la Giunta regionale, Corradi sottolinea che le 331 protesi 'incriminate' censite (126 a Rimini, 124 a Bologna, 59 a Ravenna, 15 a Parma, cinque nella provincia di Forlì-Cesena e due a Modena) potrebbero non essere un numero definitivo, per l'assenza in Italia di un Registro delle protesi mammarie (mentre esiste ad esempio per le protesi all'anca che ha permesso un più preciso intervento regionale). Corradi stigmatizza così che "dal 2009 sia fermo in Parlamento un disegno di legge voluto dall'allora sottosegretario leghista alla sanità, on.Francesca Martini", proprio per istituire quel registro, che ha permesso al ministero francese (dopo aver appurato otto casi di tumori) un piano che offre gratuitamente la rimozione di quella protesi.

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L'Emilia-Romagna "ha deciso - prosegue Corradi - di non procedere ad una rimozione generalizzata delle protesi, limitando gli espianti ai soli casi in cui emergano gravi evidenze cliniche", ma così secondo lui si rinuncia alla prevenzione e si espongono a 'gravi rischi' centinaia di donne: invita così la Regione a seguire il 'modello francese', confermando "la rimozione gratuita per le donne sottoposte ad impianti per ragioni sanitarie", ma non per chi l'ha fatto per ragioni estetiche, da chiamare "a contribuire ai costi".

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