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Ospedale, i lavoratori dell'Ati in via Gramsci: "Dateci i nostri soldi"

Protesta del personale che si occupa del trasporto interno dei pazienti per il ritardo nel pagamento degli stipendi, l'eccessivo carico di lavoro e la mancanza di retribuzione per gli straordinari

protesta-ati-ospedaleUna situazione non più accettabile, nessun rispetto, non solo del contratto, ma del lavoro delle persone, dopo tante promesse rivelatesi vuote. Questo quanto denunciato, con striscioni affissi sui cancelli d'ingresso dell'ospedale Maggiore da alcuni dipendenti dell'A.T.I., (lavoratori che si occupano del trasporto interno dei pazienti) in segno di protesta per le condizioni di lavoro alle quali sottostanno, da gennaio del 2010, i dipendenti della Croce Italia Marche, capofila delle tre ditte, Croce Azzurra Fano, Croce Verde Fano, unite sotto A.T.I.

Un presidio che precede un incontro con i vertici dell'Azienda Ospedaliera, per discutere e avere risposte in merito a una situazione definita dai manifestanti ai limiti della sopportazione. Le dichiarazioni dei delegati sindacali della Cgil Maria Vescovi, Daniele Faelli e Sandra Rossolini delineano un quadro critico per i dipendenti, a partire dalla tipologia di contratto. "E' la nostra prima manifestazione, siamo arrivati all'esasperazione - afferma Faelli -. Il nostro ruolo, di fatto, è quello di autisti soccorritori, ma sulla carta siamo passati, dal contratto del 2010, a semplici autisti. La guida è solo una minima parte del nostro lavoro, perchè soccorriamo, accompagnamo i pazienti, utilizziamo delle attrezzature. Per essere riassunti, lo scorso anno abbiamo fatto un corso per ottenere l'attestato da soccorritori, a spese nostre. Non abbiamo ricevuto nessun rimborso. A gennaio scadrà nuovamente, e dovremo pagarlo noi. Non solo. Ci siamo dovuti comprare le divise, ce ne hanno dato solo due, non ci hanno dato neanche le scarpe antinfortunistiche".

Tra le criticità maggiori, è denunciata la mancata retribuzione delle ore di lavoro svolte, in considerazione di quanto previsto per legge. A partire dal turno, che, da contratto, dovrebbe essere di otto ore, ma di fatto si tramuta in turni di dieci ore, senza il pagamento degli straordinari. "Non c'è un organico sufficiente per coprire il servizio, per questo dobbiamo fare più ore. Dovremmo lavorare 40 ore per sei giorni, invece le ore diventano almeno 50 la settimana, senza che ci vengano riconosciuti gli straordinari. Stesso problema con i turni notturni, solo dopo un anno siamo riusciti a ottenere un riconoscimento, seppur incompleto.  Ora facciamo più ore di prima, con minor retribuzione in rapporto alle ore, con mediamente 150- 200 euro al mese in meno rispetto a prima".

Lamentata quella che dai rimostranti è stata definita una totale scorrettezza nell'applicazione della legge. "Non chiediamo neanche un euro in più, ma solo che ci venga dato quanto ci spetta realmente, contando gli straordinari, i notturni. Senza considerare i ritardi! Stiamo aspettando lo stipendio da maggio".
Il disagio dei dipendenti si traduce in quella che è vista come una mancanza di rispetto dei diritti personali "Non abbiamo buoni pasto, non possiamo fare la pausa di mezz'ora che ci spetterebbe, ci concedono solo dieci minuti, anche se il nostro turno diventa di dieci ore continuate".
Sottolineato dai manifestanti come la mancata organizzazione determini grossi disagi anche per i pazienti, costretti, in alcuni casi, ad attese prolungate.

"A volte i ritardi per i diagnostici variano da un minimo di un'ora a tre ore di attesa. Senza contare in che modo ci troviamo a trasportare i pazienti. Ci vengono chieste cose che in alcuni casi non ci competono, alcuni di noi si rifiutano, perchè si mette a rischio la sicurezza propria e dei pazienti", afferma Vescovi.
Mancanza di dialogo, un coordinatore assente e spesso non reperibile, promesse ritenute vuote, sono le cause del presidio. "Il nostro coordinatore non c'è mai e non si fa trovare al telefono. Siamo abbandonati a noi stessi. Manca totalmente la serietà. Vogliamo delle risposte dai vertici dell'Azienda Ospedaliera".

E le risposte, al termine dell'incontro, con il Direttore amministrativo, protrattosi per oltre un'ora e mezza, paiono essere confortanti. "Abbiamo parlato con Maria Rita Buzzi, ci ha garantito che l'Azienda si assicurerà che entro mercoledì riceveremo lo stipendio. Certo è che, anche se così fosse, le differenze retributive di oltre un anno, non sarebbero colmate comunque. Siamo pronti a portare avanti la protesta anche per vie legali, se la situazione non dovesse cambiare. Siamo stanchi, dopo un anno e mezzo, di subire angherie".

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