Billa, dipedenti sul piede di guerra: "Vogliamo garanzie sul lavoro"

Protesta davanti al supermercato di via D'Azeglio per chiedere certezze all'azienda in merito al posto di lavoro di 40 dipendenti di una filiale che risulta in vendita ma ancora senza un acquirente

Protesta dei dipendenti Billa in via D'Azeglio

Una filiale abbandonata a se stessa, con precedenti che hanno inciso negativamente sull'immagine del punto vendita, come la chiusura per una settimana imposta dall'Asl per mancato rispetto di norme di igiene. Oltre alla carenza di personale e problematiche legate alla sicurezza, davanti all'incertezza occupazionale i dipendenti del supermercato Billa di via D'Azeglio dicono basta, indicendo uno sciopero per tutta la giornata con relativa chiusura. "Non sappiamo se il punto vendita andrà avanti, come andrà avanti e se si riusciranno a mantenere i livelli occupazionali. Non abbiamo avuto nessuna risposta ne a livello territoriale ne nazionale – afferma Elisabetta Oppici, Fisascat Cisl -. Da tempo come organizzazione sindacale avevamo intrapreso un percorso con l'azienda e da anni ci domandavamo il perchè della mancanza di investimenti, sia in termini di risorse umane che in termini di sicurezza. Dall'azienda arrivavano solo rassicurazioni temporanee poi mai mantenute".

"Parma è la filiale che non ha, ad oggi, un acquirente. Siamo 40 lavoratori che non sanno quali saranno le loro sorti, poi ci sono colleghi di altre filiali che sono stati messi in mobilità pur a fronte di un accordo con le organizzazioni sindacali dove si negavano esuberi. Neanche sul piano nazionale vengono scoperte le carte". Un'azienda irresponsabile e scorretta rispetto agli accordi presi anche secondo Matteo Galloni, Filcams Cgil, che afferma: "Stanno facendo uno spezzatino di tutte le filiali che ci sono in Italia, alcune le hanno vendute a Conad ma non si sa ancora con quali passaggi per le condizioni dei lavoratori, e Parma e altre 14 filiali sono in un limbo di incertezza. I lavoratori di Parma sono molto preoccupati perchè in altre filiali che erano in questo limbo, dopo un incontro è stata avviata  una mobilità, quindi licenziamenti per 150 persone".

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Una filiale dalla posizione centrale, per la quale l'azienda non avrebbe investito in termini di risorse umane  e in termini di sicurezza. Con pochi elementari accorgimenti si sarebbe potuto ovviare a una serie di problemi legati anche alla sicurezza, secondo quanto sostenuto da Galloni che afferma: "I lavoratori sono costretti a lavorare in condizioni a volte critiche, a causa di personaggi che stazionano frequentemente davanti al supermercato, tra cui spacciatori. Davanti ai problemi di carenza di personale che hanno portato a problemi di igiene e alla chiusura da parte dell'Asl, non c'è stata una seria presa in carico del problema da parte dell'azienda, che ha fatto ricadere la responsabilità unicamente sui lavoratori che non hanno fatto il proprio dovere". La speranza dei sindacati e dei dipendenti è che lo sciopero di oggi possa essere un elemento da cui far partire una trattativa seria, dove l'azienda esprima in modo chiaro le proprie intenzioni.


 

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