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Manifestazione di protesta davanti a Palazzo Sanvitale

Manifestazione di protesta davanti a Palazzo Sanvitale

Banca Monte, sindacati sul piede di guerra: no ai 137 licenziamenti

I sindacati Fabi, Fiba-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca hanno affisso striscioni davanti alla sede di Banca Monte Parma per esprimere dissenso alle scelte intraprese e chiedere una trattativa per soluzioni alternative

"Vogliono toglierci il nostro posto di lavoro e i nostri diritti per aumentare i loro stipendi e i loro profitti". "Basta far pagare sempre i lavoratori per colpa di altri! Recuperate i soldi da chi ha provocato i danni". Solo alcuni dei messaggi affissi sulla facciata di Palazzo Sanvitale, sede della Banca Monte Parma, nel corso di una manifestazione di protesta indetta dai sindacati Fabi, Fiba-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca. Sono 137 i lavoratori di Banca Monte Parma che il 2 dicembre scorso hanno ricevuto una lettera che ne dispone il licenziamento, 96 sono dipendenti assunti con contratto a tempo indeterminato e 41 sono apprendisti con esperienza quadriennale. "Banca Monte è entrata a far parte a tutti gli effetti del Gruppo Intesa il 26 luglio scorso, siamo parte di un gruppo bancario importante, ci aspettavamo un progetto di integrazione attento", afferma Stefano Fornari, Fisac Cgil.

"Oggi invece, la nuova proprietà, Intesa San Paolo, non solo non vuole applicare le stesse condizioni che ha applicato agli altri dipendenti del gruppo, ma si accanisce in modo pesantissimo sugli altri lavoratori di Banca Monte proponendo 137 licenziamenti, cioè un quarto del personale e, in aggiunta a questo, anche tagli di diritti fondamentali contrattuali". Una decisione definita irragionevole dai sindacati, in virtù delle ricadute sia sui lavoratori che sull'economia del territorio e perchè riguardante un gruppo che si appresta ad assumere oltre 1000 persone a partire dal 2013 e ha respinto 700 esodi volontari.

Una situazione critica che secondo quanto descritto dai sindacati andrebbe a intaccare i diritti dei lavoratori. "Intesa San Paolo ha disdettato tutti gli accordi contrattuali esistenti e si propone anche di applicare solo una parte del contratto nazionale di lavoro, andando a toccare diritti soggettivi individuali dei lavoratori: una cosa di inaudita gravità – sottolinea Fornari –. È un piano inaccettabile, proprio per la natura stessa del Gruppo e per il fatto che una riorganizzazione che possa prevedere uno sviluppo della banca e non un suo progressivo svuotamento e smantellamento deve essere improntata non sui tagli ma sulla valorizzazione del personale. Una riorganizzazione sostenibile deve essere in grado di salvaguardare i posti di lavoro e anche i diritti dei lavoratori, che sono la vera forza sana di Banca Monte".

Altro problema sollevato dai sindacati la mancata progettualità per la crescita. "Ci vuole un piano di sviluppo per la banca, che tutt'oggi non c'è, questo ci preoccupa perchè significa che il problema non riguarderà più solo i 137 per i quali sono stati prospettati i licenziamenti ma il futuro stesso della banca e dei posti di lavoro di tutti". Previsto per il 7 dicembre un incontro con il Presidente della Provincia Bernazzoli, i sindacati attendono che il Gruppo Intesa sia disponibile alla trattativa, per trovare soluzioni alternative che non comportino licenziamenti. "Se c'è questo rifiuto assoluto della trattativa - afferma Fornari - evidentemente da parte di Intesa San Paolo c'è la volontà di fare qualcosa di molto pesante per colpire i lavoratori".

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