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Province, tagli cancellati. Parma resta sola. Piacenza si salva

Il decreto che riorganizzava le Province non sarà convertito in legge per l'eccesso di emendamenti e i tempi stretti imposti dalla crisi di governo. Niente più polemiche sulla denominazione

Parma non verrà accorpata con Piacenza, che si 'salverà' così come le altre Province italiane che avrebbero dovuto subire i tagli previsti dal decreto preparato dal Governo. Il decreto che riorganizzava le Province, infatti, non sarà convertito in legge. L'eccesso di emendamenti e i tempi stretti imposti dalla crisi di governo hanno affossato il riordino delle amministrazioni locali. Le polemiche sul nome e sulla posizione delle due città nella nuova denominazione ora può terminare. Piacenza rimarrà. E ovviamente anche Parma.


E' quanto è emerso dalla seduta della commissione Affari costituzionali che si è tenuta ieri sera, preceduta da una riunione ristretta dal presidente di commissione Carlo Vizzini, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda, il ministro della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi e il sottosegretario Antonio Maraschini. Commissione e governo hanno preso atto della quantità di emendamenti e subemendamenti presentati al provvedimento (oltre 140 subemendamenti, a fronte dei 5-6 maxiemendamenti messi insieme dai relatori Bianco e Saltamartini) e hanno ritenuto che non fosse possibile approdare in aula oggi pomeriggio come stabilito dal calendario del Senato.

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