Differenziata, Legambiente: "Tariffa puntuale volontaria ridotta del 50%"

L'analisi di Legambiente sulle criticità del funzionamento della differenziata a Parma, con proposte su come gestirla: "Diamo merito all'amministrazione Pizzarotti di aver avuto il coraggio di aver reso operativo il porta a porta spinto in città"

Il Presidente Legambiente Francesco Dradi

Attraverso un documento del direttivo Legambiente analizza le criticità del funzionamento della raccolta differenziata a Parma, riflettendo su ciò che andrebbe migliorato e sulle ragioni alla base delle difficoltà di gestione. " L'esperienza dell’ultimo anno a Parma, con l’introduzione del porta a porta spinto in tutta la città da parte dell’Amministrazione Pizzarotti (ma già le avvisaglie ci furono quando la giunta Vignali sperimentò l’eliminazione dei cassonetti dal quartiere Cittadella) ci dice che stiamo assistendo ad una crisi di rigetto verso la raccolta differenziata, da parte di una fetta cospicua di parmigiani che taglia trasversalmente tutte le fasce sociali: dagli stranieri alla Parma bene. Ci siamo interrogati sui motivi, noi che siamo dei fautori della differenziata e del ciclo virtuoso dei rifiuti. Ci siamo chiesti perché questo tipo di raccolta porta a porta spinta, con l’eliminazione dei cassonetti indifferenziati, con l’attivazione del sistema di tariffa puntuale che premia con sconto in bolletta i cittadini che producono meno rifiuti, ha prodotto ottimi risultati e poche noie a Felino, Colorno, Montechiarugolo, Medesano, Noceto e ancora prima a Fidenza, invece a Parma città sta creando tanti problemi". Legambiente da merito all'amministrazione Pizzarotti di aver avuto "il coraggio di pianificare e rendere operativo il porta a porta spinto nella nostra città, prima tra quelle di dimensioni medie, non fermandosi a traccheggiare come purtroppo continuano a fare le altre città dell’Emilia-Romagna. Va dato atto anche a Iren di aver supportato e non ostacolato questo processo che, con lungimiranza, può fornire all’azienda un know how specifico che la porti oltre la politica speculativa dei Cip 6 (gli incentivi per la produzione di energia) degli impianti di smaltimento".

I DATI - Uno dei punti da cui partire secondo Legambiente riguarda i dati della raccolta, su cui quel 66% diffuso dall'amministrazione non può essere sufficiente secondo l'associazione ambientalista, che sostiene l'importanza di valutare tutti i dati della raccolta dei rifiuti, considerando anche la percentuale di rifiuti da spazzamento raccolti durante la pulizia delle strade e gettati nei bidoni rossi sui marciapiedi. Altro dato utile riguarderebbe la mole di rifiuti abbandonati nelle strade e negli spiazzi all'aperto che confluiscono inevitabilmente nell'indifferenziato.  Altro problema il decoro e l'immagine della città con la presenza dei sacchi dei rifiuti per diverse ore sino al passaggio degli operatori per la raccolta. "Diventa sgradevole se l’esposizione dura anche cinque o sei ore, nella fascia diurna e ancora peggio se questa attesa si verifica il venerdì o il sabato sera in centro storico, per motivi evidenti su cui si può sorvolare". Nel mezzo delle polemiche sulla flessibilità o meno nell'applicazione delle regole, Legambiente si esprime ritenendo che ci sia un atteggiamento di disinteresse che, come sottolineato dall'assessore Folli nel corso di una conferenza stampa itinerante, riguarda 5000 persone che non hanno voluto ritirare i kit e effettuare la differenziata. "Va anche considerato che le regole imposte dall’Amministrazione Pizzarotti, pur in una realtà già abituata a fare la differenziata, hanno provocato molti disagi - si legge nel documento di Legambiente -. Adesso ogni famiglia deve fare una separazione, in casa, di 5 materiali. Inoltre deve tenersi, in casa, per almeno una settimana il materiale separato (tre giorni per l’organico). Questo comporta spazi (che non sempre ci sono) e organizzazione. E soprattutto un approccio culturale nuovo, che considera i rifiuti come materie seconde da recuperare e non scarti di cui liberarsi disinteressandosene".

TARIFFA PUNTUALE VOLONTARIA - Davanti ai meriti per una giunta che è riuscita a portare il porta a porta spinto in città occorrono però secondo Legambiente nuove valutazioni per contrastare quello che l'associazione definisce un rischio di rigetto per la raccolta differenziata da parte dei cittadini. A seguito anche della conferenza tenuta da Nicola Dall'Olio, capogruppo PD in Consiglio Comunale, sulla possibilità di cassonetti interrati accessibili con tesssera personale, Legambiente si dice scettica, sia per i costi di realizzazione che per il rischio di un cattivo funzionamento. Occorre secondo Legambiente chiarire un punto fondamentale, il rischio che il sistema di tariffazione puntuale porti disuguaglianze, portando chi non differenzia a pagare meno. Da qui la proposta di una moratoria della tariffa puntuale con applicazione al 2016 valutando modalità alternative. Un sistema di tariffazione puntuale su base volontaria con incentivi del 50% in meno sulla tassa per gli aderenti e a misura di famiglia nella registrazione dei dati, a seconda delle diverse esigenze. Chi invece deciderà di non aderire dovrà pagare una tariffa piena differenziando però in modo semplificato i rifiuti, tramite bidoni grigi condominiali esposti due volte alla settimana.

CRITICITA' NELLA RACCOLTA - Tra le criticità nella raccolta Legambiente segnala la raccolta di plastica e barattolame su buste e non più bidoni e la raccolta di carta, organico e plastica nei giorni festivi infrasettimanali. Secondo Legambiente sarebbe opportuno garantire sempre il servizio (ad eccezione del 15 agosto e del 25 dicembre) o in alternativa provvedere il giorno successivo, per evitare il cumulo di rifiuti sino al turno successivo di raccolta. Fondamentale secondo l'associazione ambientalista segnalare tutti i casi di abbandono agli operatori ecologici e attuare una campagna di informazione e sensibilizzazione capillare.

INCENERITORE E CONTRADDIZIONI - Ultima riflessione sulle contraddizioni tra lo sforzo nell'attuare la differenziata e la presenza di un inceneritore di dimensioni doppie rispetto al fabbisogno che "solo in un’ottica di servizio ad altre province acquista senso. Ma questo è in contrasto con quanto affermato negli anni passati in cui l’impianto di Ugozzolo veniva “venduto” come impianto solo per i rifiuti locali - sottolinea Legambiente -. Questa linea è ancora asseverata dalle forze politiche locali che in buona parte però, nelle osservazioni al Piano regionale rifiuti, si ritrovano concordi nel chiedere un ridimensionamento, nel breve termine, a 4 inceneritori (anziché gli otto attuali) presenti in Regione. La cosa è naturalmente possibile e auspicata anche da Legambiente, ma bisogna che la classe politica locale abbia l’onestà di dire che gli impianti rimanenti (tra cui quello di Parma, di ultima generazione) dovranno farsi carico dello smaltimento dei rifiiuti residuali dei territori vicini, che chiudessero inceneritori e discariche e purché a fronte dell’estensione della raccolta differenziata porta a porta. Questo chiaramente fino a quando l’innovazione tecnologica e le azioni di riduzione rifiuti non permetteranno il superamento totale degli impianti di smaltimento. Crediamo che lo sforzo debba andare nel sottolineare come l’alta raccolta differenziata servirà a chiudere il prima possibile discariche ed inceneritori, nonostante le aspettative delle aziende proprietarie degli impianti".

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