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IL RACCONTO / Salsomaggiore Terme

Via Trento sotto choc, le urla e le lacrime di chi conosceva Meena: i momenti successivi al femminicidio di Salsomaggiore

Le sirene delle ambulanze e dei carabinieri, l'area transennata, l'atmosfera sospesa e la disperazione tra i passanti: "Hanno ucciso la nostra amica, è stato il marito. Non avrebbe dovuto più succedere e invece è successo di nuovo, di fianco a casa nostra"

Via Trento a Salsomaggiore Terme, a due passi dal centro storico, è una strada come tante. Un vicolo stretto e senza uscita da un lato, dall'altro si interseca con viale Giacomo Matteotti. A pochi passi c'è la principale area verde di Salso, il parco Mazzini. Via Trento è la scena del femminicidio avvenuto nella mattinata del 28 novembre. Meena Kumani è la 108esima vittima in Italia dall'inizio del 2023. 

Poco dopo le ore 9 del mattino le persone che si trovavano a passare nei pressi della via sono rimaste scioccate da quello che stava succedendo. Alcuni hanno sentito urlare, altri si sono avvicinati ma il quadro della situazione è emerso solo più tardi. Onkar Lal, pensionato di 67 anni di origine indiana ha ucciso la moglie Meena Kumani di un anno più giovane di lui con una mazza da cricket. Una scena terribile, che non avrebbe dovuto più ripetersi e alla quale non vorremmo mai e poi mai assistere.

L'aggressione, il tentativo di fuga della donna e la richiesta di aiuto, la violenza brutale del marito, un uomo di corporatura robusta, che non ha lasciato scampo a Meena, una donna esile. Il giovane carabiniere Noemi Schiraldi sente le urla, si precipita davanti all'abitazione al piano terra, si qualifica e blocca l'uomo. Ma non può impedire quello che è già successo. Poi l'arrivo delle ambulanze e dei carabinieri. Gli operatori sanitari dell'ambulanza infermieristica di Salsomaggiore e dell'automedica di Fidenza tentato il tutto per tutto per rianimare Meena ma la donna è già in arresto cardiocircolatorio. Muore sul posto dopo pochi minuti, a causa dei violentissimi colpi sferrati dal marito. 

Poco prima delle ore 10 arriviamo in via Trento. La via è trafficata come una normale mattinata di un giorno feriale. Ma c'è qualcosa di diverso dal solito: i carabinieri del nucleo Radiomobile di Salsomaggiore, sono arrivati sul posto subito dopo il femminicidio e hanno transennato una parte della via. Altri colleghi del Nucleo Investigativo di Parma, oltre al comandante provinciale Andrea Pagliaro, arrivano poco dopo. L'autore dell'omicidio è stato subito bloccato e portato nella caserma di Salsomaggiore in stato di fermo con l'accusa di omicidio volontario. Le indagini partono da subito: i militari parlano con i testimoni, con chi ha visto qualcosa. Sul posto anche la Scientifica per i primi rilievi investigativi. Poi arrivano le tre figlie di Meena Kumari. Sono sconvolte e con l'incredulità negli occhi. 

La Scientifica sul luogo dell'omicidio-3

L'atmosfera è sospesa: alcuni cittadini che vivono in via Trento chiedono ai carabinieri che hanno transennato la via di passare per poter tornare a casa. Chiedono che cosa sia successo nella loro via. Un omicidio, un femminicidio. Sconvolte, tornano a casa. Altri si fermano per capire la situazione, chiedono mentre altri scattano foto. "Chi non conosceva Meena" ci dicono alcuni passanti. "La vedevo sempre passare, vedevo anche il marito. Sembrano una famiglia perfetta". E' questo il leit motiv della mattinata. Tutti la conoscevano ("Via Trento è una via piccola e chiusa, ci conosciamo tutti"), tutti sono sconvolti da quanto successo.

Poi lo strazio e le lacrime quando la notizia si diffonde nelle vie limitrofe e in quartiere. "Hanno ucciso Meena, è stato il marito. L'ennesimo femminicidio. Non ne possiamo più di tutta questa violenza" sono le voci dei passanti che incontriamo nella zona in cui è avvenuto il femminicidio. "Ho sentito le urla, ho visto il figlio correre a casa. Poi sono arrivate le ambulanze e i carabinieri. Non ci posso credere che sia successo proprio qui". I commercianti, i clienti di un bar vicino, i passanti, le persone che stanno tornando a casa. Tutti insieme condividono una comune rassegnazione. Non avrebbe dovuto più succedere e invece è successo di nuovo. Di fianco a casa loro. 

Registriamo tutti con i nostri strumenti da cronisti, raccogliamo le idee per restituire un quadro della situazione che si avvicini il più possibile alla realtà. Dopo un'ora e mezza l'atmosfera è la stessa. Arrivano le prime conferme: Onkar Lal è stato subito preso in custodia dai carabinieri. Una donna in divisa ha messo a rischio la propria incolumità ed ha bloccato, da sola, l'aggressore mentre stava colpendo la moglie con la mazza da cricket. Il numero di giornalisti aumenta, ci sono le televisioni e alcuni si fermano a parlare. Altri scoppiano in lacrime. Ci blocchiamo: spegniamo le videocamere. Meena Kumani non c'è più. E ancora una volta l'assassino aveva le chiavi di casa. Sono le storie come questa che vorremmo smettere al più presto di raccontare. 

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