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"Rovinato dall'eroina: ho perso tutto con la droga, anche la mia bimba"

La storia di Giuseppe (nome di fantasia): la compagnia, la droga. Poi la nascita di sua figlia e la voglia di ricominciare

"Ho perso la casa, la vicinanza con la mia famiglia ed i miei figli. Ora spero di ricominciare e sistemare tutto". La storia di Giuseppe (nome di fantasia) nasce nella periferia di una cittadina in provincia di Parma, prosegue in una comunità di recupero per tossicodipendenti e ritorna da dove ha avuto origine, tra i suoi affetti, vicino alle persone più importanti della sua vita. Seduto al tavolino di un bar della provincia Giuseppe ci racconta quello che ha vissuto negli ultimi cinque anni. A venticinque anni, nel 2011, diventa padre di una bellissima bambina: da cinque però è dipendente da eroina.

Come hai iniziato a consumare droga ed eroina in particolare? "La mia compagnia di allora era abituata a consumare droga in qualsiasi giorno della settimana: non era lo sballo del sabato sera, almeno per noi. Al campetto dietro casa mia, dove ho vissuto con mia madre per venticinque anni, ci ritrovavamo la domenica pomeriggio, verso le otto di sera, per fumare eroina. Solo in alcuni rari casi ce la facevamo in vena. Tutti sapevano che molti di noi andavano lì ma il consumo avveniva in modo sostanzialmente solitario". 

Parlaci della storia che ha portato alla nascita di tua figlia. "In quella compagnia ho conosciuto una ragazza, Marika, che sarà poi la madre di mia figlia. Anche lei, come me ha problemi con la droga: per fortuna i miei genitori sono persone straordinarie che si sono rese disponibili a crescere, per questi cinque anni, nostra figlia, Marika vive a Barcellona e per ora non è sua intenzione tornare in Italia. I miei si stanno occupando di tutto il necessario per Giulia, il nome che abbiamo scelto per nostra figlia". 

A che punto sei con il tuo percorso di uscita dal tunnel? "Il percorso che spero stia volgendo al termine, è stato lungo e tortuoso, con tanti problemi che si sono presentati durante. Sono stato veramente male, non avevo mai provato una cosa del genere. Ho deciso di rivolgermi ad una comunità di recupero quando è nata mia figlia, vedendola in faccia. Mi sono guardato allo specchio e ho deciso che non potevo continuare così. Come non poteva continuare in quel modo la mia compagna" 

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