Via Spezia: rapinato e picchiato in casa, in manette sua nipote

I fatti risalgono al 19 gennaio scorso, una violenta rapina in abitazione culminata con aggressione della vittima legata e derubata di gioielli, quadri e 300 euro in contanti. Incastrata la nipote per una raccomandata caduta dalla tasca

Era stata descritta sin da subito dalla stampa come una rapina efferata per la violenza con la quale era stata perpretrata quella avvenuta in pieno giorno il 19 gennaio scorso in un'abitazione di via La Spezia. La vittima si trovava in casa da sola quando qualcuno fingendosi un corriere lo esorta ad aprire per consegnargli un pacco intestato a sua moglie, riferendone il nome e il cognome. Aperta la porta l'uomo è stato colpito con un pugno sul volto, dopo una collutazione la vittima ha subito anche un colpo alla nuca da un secondo rapinatore, perdendo poi i sensi, occasione sfruttata dai rapinatori per legarlo mani e piedi con nastro isolante.

All'arrivo della Polizia, l'uomo era ancora legato alle caviglie con nastro adesivo e perdeva sangue dalla bocca a causa delle percosse subite. Secondo la ricostruzione fornita dall'aggredito, dopo averlo immobilizzato, sarebbe entrata nell'appartamento un'altra persona dopo aver suonato il campanello. Dalle movenze la vittima non aveva escluso che potesse trattarsi di una donna, aveva visto spuntare dal cappuccio un ciuffo di capelli biondi.

Secondo quanto raccontato dalla vittima, a dimostrazione della violenza con la quale veniva messa in atto la rapina, uno dei due malviventi avrebbe esclamato all'altro: "Muoviti, toglici il nastro che questo muore". Dopo aver tolto dalla bocca il nastro adesivo, uno dei due aveva sfregiato la guancia della vittima con un cutter per poi puntarlo dritto verso il suo occhio minacciandolo: "Dimmi dov'è la cassaforte o ti cavo l'occhio". Nonostante la vittima avesse ripetutamente sostenuto di non avere una cassaforte in casa, i rapinatori avevano messo a soqquadro l'appartamento, per poi portare via 300 euro in contanti, alcuni quadri antichi di piccole dimensioni e gioielli e dileguarsi poco dopo le 14,00. Dopo quattro giorni dall'accaduto, la vittima aveva chiamato la Polizia per riferire importanti indizi rinvenuti nell'abitazione.

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La svolta decisiva nelle indagini proprio il ritrovamento, a lato di un mobile, di una raccomandata caduta inavvertitamente a uno dei rapinatori. Un indizio inequivocabile di colpevolezza unito a una serie di controlli poi effettuati sull'indiziato. Si tratta della nipote della vittima, D.M., una donna parmigiana di 39 anni. La donna, probabilmente l'ultima persona entrata nell'appartamento dopo che i due avevano aggredito e stordito la vittima, aveva perso la lettera e questo ha permesso di indagare su di lei e scoprire che, al momento della rapina, aveva tenuto il cellulare spento per poi effettuare una telefonata in anonimo a suo zio circa mezz'ora dopo i fatti, senza ricevere alcuna risposta, probabilmente nell'intento di sincerarsi delle condizioni della vittima.

La donna non era mai entrata in quell'abitazione, come riferito dalla vittima, a causa di dissidi familiari, ragione per la quale la donna non avrebbe potuto dimenticare una sua lettera in altre circostanze. Convocata per gli indizi a suo carico, D.M. inizialmente aveva sostenuto di essere stata anche lei vittima della rapina assieme a suo zio, affermazione rivelatasi palesemente falsa, anche per la mancanza di nastro sufficiente a legare entrambi. Nullafacente e con problemi economici, la donna aveva architettato una rapina ai danni di suo zio che credeva essere particolarmente benestante. Arrestata il 30 aprile scorso con l'accusa di rapina aggravata in concorso, la donna si trova ora nel carcere di via Burla. Sono in corso le indagini per individuare i due complici.

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