Rapinatori "trasfertisti" in manette: bottino da 20mila euro 1 mese

Tre colpi messi a segno nel parmense tra il 2012 e il 2013, mesi di indagini per assicurare alla giustizia quattro persone, che da Catania si spostavano per mettere a segno le rapine, con un bottino che si aggira in totale a oltre 20mila euro

Dopo mesi di indagini è stata sgominata la banda di rapinatori che tra il 2012 e il 2013 è riuscita a mettere a segno tre rapine in diverse filiali della Monte dei Paschi. Un'organizzazione che agiva in modo sistematico, con un suo capo che gli investigatori della Sezione Antirapine della Mobile di Parma descrivono come il manager delle rapine. G.I.G., 49enne, catanese è la mente della banda, impegnato non solo nell'organizzazione dei colpi, ma anche sopralluoghi sul posto e nella scelta dei complici. Modalità che si ripetono identiche in tutti i colpi messi a segno nel parmense, ma da quanto emerso dalle indagini anche in altre zone d'Italia.La banda di rapinatori "trasfertisti" è originaria del catanese, si sposta dalla Sicilia appositamente per mettere a segno i colpi, orchestrati nei casi imputati al 49enne catanese G.I.G..

Il primo è quello ai danni della filiale Monte Paschi di Siena di Colorno. Attorno alle 14,20 del 31 maggio 2012 due uomini, di cui uno a volto scoperto, fanno irruzione nella filiale, uno dei due costringe gli impiegati e i clienti a radunarsi in un angolo mentre l'altro va nel retro e preleva dalle casse 3.565 euro. Pochi minuti, il tempo di prendere i soldi e scappare dalla porta di emergenza. Neanche due settimane dopo, il 11 giugno 2012 un altro colpo ai danni di una filiale del Monte Paschi di Siena, questa volta a Parma, in via Langhirano. Anche in questo caso il colpo è messo a segno in pochi minuti. Un uomo, entrato in banca a volto scoperto passando per il biodigit dopo aver poggiato un dito per la rilevazione delle impronte, ha minacciato con un cutter i dipendenti. Il metal detector della banca in questo caso non è tarato per rilevare una lama piccola come quella di un cutter, per questo l'uomo riesce a entrare senza destare sospetti. 5365 euro il bottino dell'irruzione nel retro poco prima di darsi alla fuga assieme al suo complice rimasto all'esterno per fare da palo. In questo caso però è fondamentale la rilevazione dell'impronta digitale, che viene inviata alla Polizia scientifica di Bologna e inserita nel sistema Afis.

Da confronti, emerge che si tratta di un'impronta già rilevata da biodigit per 7 colpi messi a segno in Toscana. Nello stesso mese, il 26 giugno 2012 un'altra rapina, questa volta nella filiale Monte Paschi di Langhirano attorno alle 13,00. Due persone con volto scoperto fanno irruzione e scavalcano il bancone dello sportello per impossessarsi di oltre 12 mila euro minacciando i dipendenti. In poco tempo gli investigatori riescono a riconoscere uno dei due rapinatori grazie alle immagini di video sorveglianza, si tratta dello stesso malvivente responsabile del colpo a Parma dell 11 giugno.

Fondamentale per dare una svolta alle indagini lo scambio di informazioni con la Mobile di Matera: dopo mesi di lavoro la Sezione Antirapine riesce a dare un nome alla banda, si tratta di rapinatori trasfertisti, che si spostavano da Catania appositamente per mettere a segno i colpi in diverse città, tra cui anche le rapine nel parmense. Si tratta di F.E., 45enne calabrese residente a Catania, G.E., 25enne di Catania, F.V., 36enne catanese e G.I.G., 49enne catanese già in carcere a Vicenza per la rapina dell'11 febbraio 2013 alla Banca Popolare dell'Emilia Romagna. Necessari mesi di indagini con l'analisi dei tabulati telefonici e delle immagini di video sorveglianza per riuscire a incastrare i responsabil, ora in carcere per rapina aggravata. GUARDA IL VIDEO DELLE RAPINE

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